Negli ultimi tre anni il numero complessivo di civili disarmati uccisi dagli attacchi dell'artiglieria nelle zone residenziali è salito a decine di migliaia. Testimonianze di tali stragi sono state raccolte ovunque nel Paese, nonostante la stragrande maggioranza delle vittime - più di 25.000 - sia concentrata a Kabul. Molte persone innocenti hanno perso la vita, camminando per strada o restando in casa, o riparandosi nelle scuole o nelle moschee, sperando di trovarvi un luogo sicuro.
L'età non conta per la crudeltà di alcune guardie armate: una ragazza di 15 anni è stata ripetutamente stuprata dalle guardie armate nella sua casa nel distretto di Chel Sotoon a Kabul, nel Marzo 1994.
Nel Marzo del 1995, le forze armate di Shura-e-Nazar hanno condotto raid su centinaia di case abitate da civili nel distretto sud-occidentale di Karte She a Kabul, picchiando o uccidendo intere famiglie, saccheggiando proprietà e stuprando donne di etnia Hazara. Una famiglia, intervistata da un giornalista straniero a Kabul, ha rilasciato una testimonianza che illustra la ferocia dei soldati del presidente Rabbani, che hanno dichiarato di voler «bere il sangue degli Hazara». Lo staff medico in loco ha confermato che al momento ci furono almeno sei stupri, e due tentati stupri, pur ritenendo che l'effettivo numero di episodi analoghi fosse molto più alto.»
FONTE: Afghanistan: International responsibility for human rights disaster", (AI, 1995)