È necessario che la situazione delle donne afghane migliori

The Voice of America, 17 settembre 2004

di Kerry Sheridan

Alcune attiviste per i diritti delle donne, provenienti dall'Afghanistan e dall'Iraq, hanno affermato che l'intervento degli Stati Uniti ha avuto un limitato successo nel liberare le donne nei loro paesi. Troppo spesso, dicono, le donne continuano ad essere bersaglio di abusi, rapimenti e oppressione, anche dopo che le operazioni militari hanno destituito i loro capi tiranni. Molti difensori dei diritti delle donne hanno visitato New York questa settimana, per condividere le loro preoccupazioni e per chiedere aiuto durante una conferenza sulle donne e il potere.

Il presidente Bush nomina spesso la libertà delle donne come simbolo del successo nella guerra al terrore, in particolare in Afghanistan, dicendo: «Quel paese ha una nuova costituzione, che garantisce elezioni libere e una completa partecipazione delle donne. Vengono aperte nuove attività commerciali, centri sanitari, bambini e bambine sono tornati a scuola».

Attiviste per i diritti delle donne, venute dall'Afghanistan, riconoscono che sono stati fatti alcuni progressi dalla caduta del regime talebano. Nella capitale Kabul le bambine vanno a scuola e in alcune zone le donne hanno il permesso di lavorare fuori casa. Zoya, membro di un gruppo chiamato Revolutionary Association of Women of Afghanistan (RAWA), che non usa il suo vero nome per motivi di sicurezza, dice tuttavia che i recenti progressi sono limitati, e che la situazione per le donne sta peggiorando nel resto del paese. «Le donne non possono uscire di casa senza un parente maschio, non hanno accesso all'istruzione e hanno problemi sanitari. Così pensiamo che i bombardamenti americani in Afghanistan non hanno cambiato la situazione perché hanno sostituito un gruppo fondamentalista con un altro» dice.

Zoya afferma che l'Alleanza del Nord, sostenuta dagli Stati Uniti, è responsabile della morte di 50mila civili tra il 1992 e il 1996, e ha commesso molti crimini contro le donne. Ora, dice, la maggior parte delle donne afghane è ancora obbligata a coprirsi con il burqa, e un numero allarmante di donne continua ad essere rapita e subisce abusi da parte dei signori della guerra al potere.

Zoya ha condiviso la sua storia con alcune donne americane ad una conferenza a New York. Lei, ed altre attiviste provenienti dall'Afghanistan e dall'Iraq, hanno esortato le donne americane a combattere per la libertà delle donne straniere. «Non siamo liberate e chiediamo ancora la solidarietà della popolazione mondiale. Per questo motivo questa conferenza è tanto importante per noi, per portare di nuovo agli onori di cronaca la situazione delle donne in Afghanistan», dice.

Zoya non è l'unica a sostenere che il dilagare del fondamentalismo impedisca il raggiungimento dei diritti delle donne in Afghanistan.

Malalai Joya, membro del Parlamento, sa bene che parlare in difesa dei diritti delle donne ha il suo prezzo. Da quando ha preso la parola durante una sessione del Parlamento alla fine dello scorso anno, criticando i signori della guerra afghani per i loro abusi contro le donne, deve nascondersi e viaggia sempre accompagnata da guardie del corpo. Dice di essere venuta a New York per chiedere solidarietà alle donne americane. «Possono aiutarci e fare qualcosa per le loro sorelle sofferenti in Afghanistan, ma soprattutto non devono dimenticarci», dice.

Joya ha detto che le condizioni delle donne possono migliorare soltanto se la comunità internazionale sostiene la battaglia per l'uguaglianza delle donne, ora che le incursioni militari sono ormai lontane.