In Afghanistan la violenza contro le donne è ancora a livelli drammatici

UN News Centre, 18 luglio 2005

Tra i matrimoni forzati delle minorenni, con le loro implicazioni di abusi fisici e sessuali, e l'esecuzione pubblica di una donna per ordine dei consigli locali, tra l'autoimmolazione delle ragazze e i suicidi spinti dalla disperazione per vedere impuniti gli abusi, la violenza contro le donne in Afghanistan è un problema drammatico da affrontare ora, come ha dichiarato oggi uno dei massimi esperti delle Nazioni Unite.

«La violenza contro le donne è ancora oggi a livelli drammatici in Afghanistan, sia come intensità che come estensione e capillarità, sia nella sfera pubblica che privata,» secondo quanto riportato da Yakin Erturk, osservatore speciale della commissione ONU per i diritti umani e la violenza contro le donne, durante una conferenza stampa a Kabul, la capitale afgana, alla fine di una visita di 10 giorni.

I tre anni e mezzo che hanno seguito la caduta del regime talebano, che aveva fortemente represso i diritti delle donne, hanno visto considerevoli cambiamenti in ambito legale ed istituzionale, ma «ora qualcosa deve essere fatto per proteggere le donne, per salvare la loro vita,» ha aggiunto, elencando una serie di provvedimenti che sembrano fattibili a breve termine.

Tra questi, lanciare una serie di campagne mediatiche per informare l'opinione pubblica che i matrimoni forzati tra minorenni violano i precetti fondamentali dell'Islam, e ribadendo chiaramente che il 'matrimonio' di una bambina è un crimine perseguibile e punibile.

La drammatica realtà:

  • Almeno 6 milioni e mezzo di persone, su una popolazione totale tra i 21 e i 26 milioni, sopravvivono solamente grazie agli aiuti umanitari, e il rischio di carestia è reale.
  • L'aspettativa media di vita in Afghanistan è tra le più basse al mondo: appena 44 anni e mezzo.
  • Un quinto dei bambini muore prima di raggiungere i cinque anni.
  • Circa due milioni di afgani vivono attualmente all'estero, la maggior parte in Iran ed in Pakistan.
  • A Kabul, si stima che circa 500 mila persone non abbiano una casa o vivano in rifugi provvisori.
  • Solo il 40% dei bambini afgani è vaccinato contro malattie gravi, e soltanto il 25% della popolazione ha accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari. C'è soltanto un medico ogni 6000 abitanti, e un'infermiera ogni 2500.
  • Ogni caso vengono diagnosticati circa 72000 nuovi casi di tubercolosi. Le donne sono le più colpite da questa malattia.
  • Ogni mese 100 persone perdono la vita o restano menomate da mine ed ordigni inesplosi.
  • Ogni anno circa 400000 afgani vengono colpiti da calamità naturali.

AlertNet, 20 giugno 2005

La polizia e i giudici non dovrebbero riconsegnare le ragazze e le donne che fuggono di casa dopo aver subito violenza domestica alle loro famiglie, a meno che non possano garantire la loro incolumità. Dovrebbero essere creati e potenziati rifugi sicuri per le donne a rischio; inoltre, il sostegno economico all'Afghanistan dovrebbe essere legato alla protezione dei diritti umani e delle donne, ha aggiunto.

La Erturk ha osservato che la maggior parte delle persone con cui ha parlato hanno identificato nei matrimoni forzati delle minorenni la causa primaria di violenza sulle donne. «Oltre ad essere di per sé gravi forme di violenza, i matrimoni forzati, in combinazione con la poligamia, aumentano considerevolmente la probabilità che le donne subiscano violenza all'interno della famiglia, tra cui la violenza sessuale da parte di uomini di molto più anziani di loro.»

Ha citato l'esempio «veramente drammatico che mi ha tremendamente colpito» di una ragazzina di appena otto anni, ora sotto protezione, venduta in matrimonio da sua madre all'età di sei anni, nonostante né la legge ufficiale né la legge islamica, la Sharia, accettino che una ragazzina di 6 anni sia ‘maritabile’.

«Questa ragazzina, ed altre come lei con le quali ho parlato, che non hanno avuto la fortuna di finire in zone protette, hanno subito violenza fisica e sessuale. Non soltanto dal marito designato, ma anche da altri uomini all'interno della famiglia, nell'attesa che il marito bambino cresca. Recentemente, ad un incontro col governo, mi è stato riferito che queste ragazzine finiscono in famiglie che vendono il loro sangue o le forzano alla prostituzione.»

«Sono estremamente rari i casi in cui la violenza domestica viene punita», ha fatto notare, aggiungendo che molte donne non hanno alcuna alternativa che sopportare tali violenze, poiché le donne non possono apparire in pubblico da sole, pena essere sospettate di illeciti sessuali.

«Se una donna passa la notte fuori casa, è la fine. Si porta dietro un marchio che ne impedisce il ritorno a casa, poiché potrebbe essere rifiutata o, punita e, nel peggiore dei casi, la aspetta la morte.»

La Erturk si riferisce al caso di una donna di nome Ameena, fu lapidata a morte a causa di una fatwa emessa dalle autorità locali.

«La violenza deve terminare. Non c'è alcun motivo per cui questi atti debbano essere legittimati. Se il Governo vuole acquisire legittimità e credibilità deve provvedere a risolvere questo drammatico problema.»

Ha citato anche casi di auto-immolazione nella città di Herat. «Ci sono ragazze che si danno fuoco perché quella è per loro l'unica alternativa per fuggire alla violenza. Si suicidano per scappare da una vita fatta solo di violenza, non solamente da parte del marito e del padre, ma, sorprendentemente, alcune volte perfino dalla suocera. Sfortunatamente, anche le donne a volte si macchiano di tali abusi.»