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papavero da oppio

L'ONU mette in guardia: l'Afghanistan è il principale produttore mondiale di oppio

The Guardian, 29 ottobre 2003

Susanna Loof

VIENNA, Austria - l'Afghanistan, il principale produttore mondiale di oppio, rischia di diventare uno "stato fallito" se non si pone fine al crescente traffico illecito di narcotici, ha avvertito mercoledì l'agenzia delle Nazioni Unite per la droga e il crimine (UNODC).

Secondo quanto emerge da una ricerca dell'Ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine (UNODC), con sede a Vienna, l'Afghanistan produce i tre quarti dell'oppio mondiale - la materia prima per la produzione di eroina - e i due terzi dei consumatori di oppio fa uso di droga proveniente dall'Afghanistan.

I produttori Afghani di oppio e i trafficanti si portano a casa circa 2.3 miliardi di dollari, pari a circa la metà del prodotto interno lordo legittimo nel 2003, riferisce il rapporto.

«Dal traffico di droga, alcuni amministratori provinciali e comandanti militari traggono un considerevole profitto. Più ne restano coinvolti, meno probabile diventa che possano rispettare la legge, essere leali a Kabul e sostenere l'economia legale» riferisce Antonio Maria Costa, direttore dell'agenzia, in un resoconto del rapporto.

«Ovviamente anche i terroristi ne traggono vantaggio: più a lungo questo accade, maggiore è la minaccia alla sicurezza all'interno del paese e alle sue frontiere»

Secondo il rapporto, nel 2003 sono stati coltivati a papavero da oppio 197.680 acri, l'8% in più rispetto allo scorso anno. La produzione è stata di 3.968 tonnellate, corrispondente ad un incremento del 6%.

L'UNODC tiene sotto controllo le coltivazioni di papavero da oppio in Afghanistan dal 1994. Quest'anno, per la prima volta, lo studio è stato condotto congiuntamente con il governo.

Questo è forse il segnale che la situazione in Afghanistan sta cambiando, azzarda Costa nel resoconto finale.

«Le condizioni per un cambiamento stanno lentamente prendendo posto» dice, portando come esempio il controllo della droga a livello nazionale e una nuova legge sul controllo della droga.

«Comunque, la produzione e il commercio di droga sono talmente radicati in Afghanistan che il Paese stesso è a rischio», afferma Costa.

«Esiste il rischio tangibile che l'Afghanistan ne esca totalmente disfatto, questa volta nelle mani dei cartelli della droga e dei narco-terroristi», dice.

L'Alleanza del Nord e le altre fazioni anti-talebani, soprattutto i gruppi etnici Pashtun nell'est del Paese, sono direttamente coinvolte nel traffico.

Il regime talebano si limitava a tenere il 10-20% del raccolto di oppio, della produzione di eroina e del commercio della droga, guadagnando un minimo di 40-45 milioni di dollari all'anno. Al contrario, l'Alleanza del Nord - o almeno alcuni personaggi chiave - sono attivamente coinvolti nella produzione, vendita e traffico dell'oppio per guadagno personale e finanziamento del gruppo.

Mark Galeotti, The Observer/The News
31 dicembre 2001

«Il paese si trova ad un bivio: o vengono prese adesso drastiche misure restrittive, sostenute dalla comunità internazionale, o il cancro della droga in Afghanistan continuerà a diffondersi e sfociare in corruzione, violenza e terrorismo - sia entro i confini del paese che all'esterno», avverte Costa.

Per affrontare il problema, il Paese deve prendere «drastiche misure» per «reprimere i trafficanti, smantellare le raffinerie di eroina e distruggere l'investimento dei terroristi e dei signori della guerra nell'economia dell'oppio - permettendo così all'economia legittima e al processo costituzionale di avanzare» dice Costa.

Il traffico è «alimentato da basso rischio e profitto elevato», aggiunge.

La coltivazione di oppio è un mezzo di sussistenza per 1.7 milioni di persone, ovvero circa il 7% della popolazione dell'Afghanistan, riporta il rapporto. Sebbene la diminuzione dei prezzi abbia ridotto del 15% l'introito medio del coltivatore di oppio, portandolo a 594 dollari, la cifra supera di tre volte i 184 dollari corrispondenti il reddito procapite nazionale dello scorso anno.

Il raccolto del 2003 fu il secondo per resa da quando l'agenzia iniziò a sorvegliare il Paese nel 1994.

Il raccolto migliore fu registrato nel 1999, quando furono prodotte 4.565 tonnellate.

La coltivazione del papavero da oppio, che copre circa il 3% del terreno irrigato coltivabile dell'Afghanistan, è estesa a 28 delle 32 province della nazione, fino a 24 nel 2002 e 18 nel 1999. Tale rapida espansione è preoccupante, dice il rapporto.

L'agenzia usa immagini satellitari e postazioni provvisorie per raccogliere dati per la ricerca.

L'Afghanistan nelle mani dei narco-terroristi

The Guardian, 30 ottobre 2003

Ian Traynor, Zagabria

L'Afghanistan rischia di degenerare in uno stato controllato dai narco-terroristi e dai cartelli della droga a meno che non si ponga un freno alla crescente produzione di oppio ed eroina, hanno avvertito ieri le Nazioni Unite.

Due anni dopo il rovesciamento del regime talebano ad opera delle forze aeree americane e dei guerriglieri del nord, la maggiore fonte di eroina al mondo è rappresentata dalla coltivazione del papavero da oppio e la sua raffinazione a ritmi quasi da record, nonostante l'introduzione di programmi occidentali volti ad eliminare la droga.

Il rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla coltivazione e produzione del papavero da oppio, pubblicato ieri, offre il lugubre quadro di una rapida diffusione di coltivazioni di droga, nonostante gli intensi sforzi della comunità internazionale, di organizzazioni umanitarie e assistenzialiste di distogliere i coltivatori afghani da questo tipo di raccolto lucrativo.

L'ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine (UNODC), con sede a Vienna, ha sorvegliato la produzione di oppio durante gli ultimi dieci anni, concludendo che il raccolto di quest'anno è secondo, per resa, soltanto al raccolto record - di circa 4600 tonnellate - del 1999, un anno prima che le linee dure dei talebani ne bandissero la coltivazione.

La produzione di quest'anno, con 3600 tonnellate, corrisponde ad un incremento del 6% in un anno, mentre l'area coltivata a papavero da oppio, circa 81000 ettari, è aumentata dell'8%. Un ulteriore motivo di preoccupazione è che il papavero da oppio viene coltivato in 28 delle 32 provincie dell'Afghanistan, contro le 18 del 1999.

«Il paese si trova ad un bivio», dice Antonio Maria Costa, direttore dell'UNODC. «Esiste un rischio tangibile che l'Afghanistan cada di nuovo in uno stato di totale disfatta, questa volta nelle mani dei cartelli della droga e dei narco-terroristi».

L'Afghanistan, coprendo il 90% del mercato di eroina, è di gran lunga il maggiore fornitore per l'Europa occidentale.

Il rapporto rivela che l'Afghanistan produce il 75% dell'oppio illecito mondiale e che due consumatori di oppio su 3 usano droga proveniente dall'Afghanistan. L'industria del papavero da oppio genera circa la metà del prodotto interno lordo ufficiale.

L'industria è controllata dai signori della guerra e dai cartelli del crimine che usano due rotte principali per contrabbandare l'oppio in Europa occidentale. L'oppio grezzo viene raffinato in eroina in laboratori illeciti sparsi in tutto l'Afghanistan. L'eroina viene portata a nord, attraverso gli stati dell'ex unione sovietica dell'Asia centrale fino agli Urali Russi, prima di partire per l'Europa occidentale attraverso Mosca e San Pietroburgo. In alternativa, l'eroina viene inviata in Turchia e, da qui, distribuita in Europa occidentale attraverso i Balcani.

«Dal traffico di droga alcuni amministratori provinciali e comandanti militari ricavano un considerevole guadagno. Più sono coinvolti, meno diventa probabile che possano rispettare la legge ed essere leali a Kabul» puntualizza Costa.

Ovviamente, anche i terroristi hanno il loro tornaconto, Tanto più a lungo questo accade, tanto maggiore è la minaccia alla sicurezza all'interno del Paese e alle sue frontiere».

Una delle prime mosse del presidente Hamid Karzai, dopo essere salito al governo, fu di bandire la coltivazione, il traffico e il consumo del papavero da oppio, mentre associazioni assistenzialiste e altri estranei hanno cercato di sviluppare progetti di raccolto alternativo, sovvenzionando gli agricoltori per sradicare la coltura del papavero da oppio.

A giudicare dai numeri pubblicati ieri, il successo è stato scarso. Il raccolto record del 1999 fu seguito nel 2000 dai divieti dei talebani, una mossa volta in parte ad ottenere il riconoscimento internazionale del regime.

L'impresa fallì ma il divieto restò, colpendo la produzione di oppio di quell'anno. Lo scorso anno, tuttavia, l'UNODC ha confermato una «rifiorita del raccolto del papavero da oppio»

Costa ha fatto appello a rigide « misure preventive», sostenute dalla comunità internazionale, «per distruggere l'investimento dei terroristi e dei signori della guerra nell'economia dell'oppio».