Afghanistan minacciato

The New York Times (editoriale) , 15 luglio 2004

Le prossime elezioni in Afghanistan sono in pericolo e non solo a causa del ritorno dei Talebani. Gli eserciti dei signori della guerra che Washington ha usato per combattere i Talebani nel 2001, adesso costituiscono una minaccia ancor più grande, come ha spiegato questa settimana il presidente afgano, Hamid Karzai, a Carlotta Gall e aŹDavid Rohde del Times. Il presidente Bush è ampiamente responsabile per la situazione, prima per aver deciso di ingaggiare una lotta sbrigativa contro i Talebani e poi per lasciato incompleto il processo di ricostruzione del paese, mentre trasferiva le forze americane in Iraq. Adesso l’amministrazione deve ascoltare gli avvertimenti di Karzai e fare molto di più per aiutarlo a frenare questi eserciti privati e l’esplodere del commercio dell’oppio che li finanzia.

Gli errori che Bush ha commesso in Afghanistan sono la prosecuzione di decenni di politiche americane poco lungimiranti che hanno rafforzato il potere dei signori della guerra. Molti di loro hanno iniziato tra i movimenti di guerriglia finanziati dagli USA per cacciare l’esercito sovietico dall’Afghanistan un decennio e mezzo fa. Subito dopo, hanno iniziato a combattere tra di loro, terrorizzando la popolazione e aprendo la strada ai Talebani.

I signori della guerra hanno avuto una opportunità del tutto inaspettata di ricostituire il proprio potere quando l’amministrazione Bush scelse di affidarsi ai loro eserciti privati per espellere i Talebani da Kabul alla fine del 2001. Dopo la guerra, con il Pentagono già intenzionato a mandare le proprie truppe in Iraq, gli Stati Uniti hanno mantenuto una forza militare limitata per combattere i Talebani e i loro alleati locali nel sud est dell’Afghanistan, lasciando Karzai alla mercé dei signori della guerra.

Agire efficacemente contro i signori della guerra è molto difficile ora che gli Stati Uniti hanno permesso che la situazione si deteriorasse in questo modo. Messi insieme, hanno più truppe loro che il nascente esercito di Karzai, il quale è stato costretto a troncare le pericolose relazioni di breve periodo che aveva con loro. Il primo passo dovrebbe essere quello di mobilitare la forza internazionale su uno o due dei più noti tra i signori della guerra, nella speranza che gli altri colgano il messaggio e abbandonino il fronte.

Secondo il presidente ad interim, Hamid Karzai, i signori della guerra e gli eserciti privati, che una volta erano considerati leali alleati dell’Occidente in Afghanistan, costituiscono adesso la più grande minaccia alla sicurezza del paese, più dei Talebani.

The Guardian (Londra) , 13 luglio 2004

Un primo bersaglio dovrebbe essere Abdul Rasul Sayyaf, un militante islamico, a lungo appoggiato dall’Arabia Saudita, i cui combattenti furono responsabili di diversi abusi sui diritti umani e crimini di guerra, compreso il massacro dei civili del 1993 a Kabul. Durante l’assemblea costituente di quest’anno, è stato uno di quelli che hanno cercato di intimidire i delegati, in particolare le donne. Dalla recente costituzione emerge un non facile equilibrio tra le libertà secolari e le dure restrizioni islamiche. Adesso Sayyaf e i suoi seguaci armati stanno facendo in modo che la corte suprema afghana interpreti la costituzione secondo una visione strettamente fondamentalista. L’esercito privato di Sayyaf gli dà la forza di imporre i suoi candidati per le cariche di sicurezza e giudiziarie. Disarmare i suoi sostenitori dovrebbe essere una priorità internazionale.

Un altro signore della guerra molto pericoloso è Marshal Muhammad Qasim Fahim, il quale, oltre ad essere il ministro della difesa dell’attuale governo, è a capo di un esercito privato di almeno 50.000 soldati. Fahim spera di concorrere per la carica di vice presidente di Karzai alle elezioni previste per Ottobre. Non gli dovrebbe essere permesso di farlo a meno che non rinunci alla sua milizia privata, un passo al quale ha ripetutamente resistito.

Come ulteriore freno ai signori della guerra, la NATO dovrebbe espandere il suo ruolo di peace-keeper, bisognerebbe trovare un lavoro a coloro che vivono come mercenari, impedire che l’area delle operazioni militari americane si estenda ancora. Nel sud est, dove gli Stati Uniti hanno concentrato i propri sforzi bellici, i risultati sono stati contrastanti: i Talebani non sono mai stati completamenti localizzati, e il risentimento dei locali, provocato dalla presenza dell’esercito straniero e dalla morte dei civili, crea nuove reclute.

Una vittoria definitiva in Afghanistan richiede un governo nazionale efficace, non manovrato né dai Talebani né dai signori della guerra.