Impiegata ai seggi elettorali tenta il suicidio dopo un tentativo di stupro

13 ottobre 2004,

Muska

Muska, all’ospedale di Jalalabd, pochi giorni prima della sua tragica fine

Il 9 ottobre 2004 (giorno delle elezioni presidenziali in Afghanistan), Muska, una di quegli impiegati che si erano recati nei villaggi per registrare gli elettori, era stata assegnata al seggio elettorale allestito in una clinica situata nel villaggio di Shagi, nel distretto di Khewa (nella provincia di Nangrahar, Afghanistan del sud). Dopo le elezioni, all’autista è stato chiesto di accompagnare tutte le impiegate dei seggi alle proprie case. Muska fu l’ultima a scendere dall’automobile e, nonostante l’autista le avesse detto che gli ricordava le sue sorelle, aveva paura a rimanere sola con lui nell’auto. L’autista acconsentì a portarla fino alla casa dello zio, che viveva nel villaggio di Qare-e-Kohna. Lungo la strada per il villaggio, l’uomo ha fermato l’auto nella zona di Qala-e-Taq, ha estratto un coltello, con cui ha minacciato Muska, e ha tentato di violentarla. La donna ha cercato di resistere e, nonostante fosse ferita, è riuscita ad allontanarsi dall’automobile e ad arrivare a casa dello zio. Ha raccontato l’accaduto a quest’ultimo, il quale ha sporto querela al comandante Noor Agha. Grazie all’ufficio distrettuale, l’autista è stato messo sotto custodia. Il giorno seguente, Muska (che è rimasta profondamente scioccata dall’avvenimento) è andata in cucina, si è cosparsa di benzina e si è data fuoco. I soccorritori la hanno trovata in fiamme e trasportata all’ospedale di Sahat-e-Ama, a Jalalabad, dove i medici hanno rilevato ustioni su oltre l’ottanta per cento del suo corpo.

In seguito, sostenitori del Partito di Solidarietà hanno protestato presso l’ufficio dell’ONU e l’Ufficio per le Elezioni e hanno esortato i funzionari di investigare sul fatto e provvedere a cure migliori per Muska. L’ufficio dell’ONU, dunque, l’ha trasferita presso un ospedale militare, in una base americana a Bagram. Purtroppo, i medici non hanno potuto fare niente e Muska è morta il 18 ottobre a causa delle gravi lesioni.

L’autista, che si chiama Mashuq, in passato aveva fatto parte del gruppo armato dell’ing. Ghafar, l’infame criminale comandante nel partito islamico di Gulbuddin Hekmatyar.

Muska, che era la figlia di Abbas nel distretto di Khewa, viveva nel terzo distretto di Jalalabad.