Marines americani accusati di abusi in Afghanistan

AAP, 12 agosto 2004

Le autorità statunitensi hanno avviato un’indagine sugli abusi sessuali e fisici da parte di marines americani nei confronti di 35 abitanti di alcuni villaggi nell’Afghanistan centrale.

Le accuse sono state diffuse la scorsa notte, in un dispaccio della SBS, dalla giornalista Carmela Baranowska, di Melbourne, rapita dai Talebani alla fine di giugno.

Durante il servizio, alcuni ex-prigionieri accusano i marines di essersi serviti della tecnica dell’umiliazione sessuale, che la Baranowska paragona a quella usata nella prigione di Abu Ghraib in Iraq.

Prima di spostarsi autonomamente attraverso la provincia dell’Oruzgan, all’interno dell’Afghanistan, la Baranowska si era appoggiata all’esercito statunitense, come racconta lei stessa.

Investigò personalmente su 35 casi di uomini tenuti prigionieri dai marines per 5 giorni, perché sospettati di essere coinvolti con i Talebani o con al-Qaeda.

Nella conclusione del servizio è stato annunciato ufficialmente l’avvio delle indagini da parte delle autorità statunitensi, e la scorsa notte è arrivata la conferma che 35 abitanti furono segregati dal 23 giugno.

Sempre all’interno del servizio televisivo, Wali Mohammad, di 27 anni, ha descritto in dettaglio gli abusi subiti da parte di 20 soldati americani.

«Ci hanno palpato, picchiato, ed umiliato», dice.

«C’erano anche dei soldati più giovani. Mi hanno tolto i vestiti …, infilare le dita nell’ano è contrario all’Islam.

«Tutti ridevano e ci schernivano».

Nel dispaccio viene riportato che le autorità avevano ammesso di non avere alcuna prova delle accuse, ma durante il programma hanno annunciato che avrebbero avviato un’indagine in proposito.

Lunedì, un portavoce del ministro degli esteri Downer, ha riportato che il governo federale non era ancora stato messo al corrente delle accuse.