Dichiarazione di RAWA in occasione della Giornata Internazionale per la Donna, 8 marzo 2004
Durante il regime tirannico e medioevale dei Talebani, i principali mezzi di comunicazione internazionali ed occidentali iniziarono e finirono col focalizzare l'attenzione sull'oppressione delle donne. Come se l'unico problema di questo paese fosse la violenza subita dalle donne. E quando gli Stati Uniti arrivarono a punire questi mercenari, la prima e l'ultima parola furono sugli abusi dei Talebani nei confronti delle donne - anche i volantini lanciati dagli aerei militari americani sulle città contenevano foto che ritraevano le barbarie dei Talebani contro le donne.
Naturalmente dopo gli attacchi americani e la costituzione di un governo ad interim, la bandiera delle donne ha fermamente continuato ad essere issata: sono stati istituiti un Ministero per gli Affari Femminili e altre commissioni e alcune donne sono diventate delle «autorità». Adesso che sono passati due anni da quegli eventi, chi può negare che la condizione del 99% delle donne in Afghanistan non abbia visto un cambiamento fondamentale? Non ci sono più Talebani che frustano le donne perché i loro capelli o i piedi escono dal burqa. Ma come possono le donne uscire senza il velo e condurre una vita normale senza aver paura dei signori della guerra, che sono come fastidiosi cani da caccia, le insultano e le violentano?
A Herat, a causa dell'estremo soffocamento e del terrore, afferrate nella sudicia stretta di Ismail Khan, emiro terrorista, in meno di un anno centinaia di ragazze e donne si sono uccise immolandosi, per sfuggire ad una vita dolorosa vissuta sotto il pugnale di un regime corrotto che le privava della libertà. I corpi infuocati di queste vittime innocenti hanno la faccia nera di vergogna di Ismail Khan e dei suoi complici dell'Alleanza del Nord.
Nonostante questa terribile realtà, se parlare dell'Afghanistan significa parlare solamente degli abusi sulle donne allora è come lanciare polvere negli occhi della gente. Al di là delle oppressioni nei confronti delle donne, è da tener presente che neanche gli uomini sono liberi. Anche se i Talebani non sono più al potere, i loro confratelli dell'Alleanza del Nord hanno conquistato il potere nel paese. Quindi, se tutte queste atrocità e tutti questi disastri, ovvero la presenza dei signori della guerra fondamentalisti, non vengono estirpati dall'Afghanistan, nessun discorso serio, incluso quello della libertà e prosperità delle donne e degli uomini, può essere portato avanti, anche se venissero istituiti più ministeri e commissioni per le donne.
La libertà di una nazione deve essere conquistata dalla nazione stessa - similarmente, l'emancipazione reale delle donne può essere realizzata solamente da loro stesse. Se la libertà è concessa da altri, essa potrebbe venire limitata e violata in qualsiasi momento.
La natura fallace della Loya Jirga e della libertà di parola furono chiari a tutto il popolo afghano e ovunque nel mondo grazie agli attacchi a buon mercato del portavoce dell'assemblea, Sibgatullah Mujaddedi, di Sayyaf e di appartenenti ai gruppi di Fahim e Rabbani nei confronti delle delegate Malalai Joya e Anar Kali. Malalali Joya ebbe il coraggio di chiamare i fondamentalisti «criminali» e richiese per loro un processo nazionale e internazionale. Ma abbiamo visto che gli infidi assassini e i loro rappresentanti nella Jirga sono stati talmente oltraggiati che, secondo la confessione di Mujaddedi, se non fossero stati tenuti al guinzaglio, cosa avrebbero fatto a Malalai Joya?! La nostra gente sa che nel 1992 il Primo Ministro pachistano, Nawar Sharif, mise a disposizione 10 milioni di dollari per installare il governo dei mujahedin e che Mujaddedi distribuì questo denaro ai suoi parenti. La nostra gente e il mondo sanno che Rabbani, Sayyaf, Mansour, Chakari ed altri sono il simbolo del sangue, del tradimento e dell'aggressione. Non solo hanno occupato la prima fila dell'assemblea una volta di più, ma, gesticolando in modo da mimare il denaro ricevuto, si atteggiavano e parlavano senza vergogna, tanto tranquillamente da sembrare essere la sposa o il fulcro dell'assemblea, e non criminali. Il rude farfugliare di Sayyaf ha provato quanto la Loya Jirga e il portavoce siano stati infettati dal germe del fondamentalismo. Cosa ci si può aspettare da una tale assemblea? L'approvazione di una costituzione democratica che garantisca l'eliminazione dell'Alleanza del Nord, dei Talebani, di Gulbuddin Hekmatyar e del terrorismo di Al-Qaida? Qual è il risultato? Adesso abbiamo una Costituzione che non ha per niente garantito il processo ai signori della guerra, permette l'abuso della religione e, nel nome della religione e della tradizione, non ha abolito i vari crimini contro le donne. La Costituzione è solo un pezzo di carta che dà legittimazione alla legge tirannica dei signori della guerra.
È abbastanza naturale che la percentuale degli elettori iscritti alle prossime elezioni, in particolare tra le donne, potrebbe essere la più bassa possibile. Che valore può avere un'elezione per coloro che non hanno speranza, non hanno pane né un lavoro e sono tormentati dai fondamentalisti criminali? La presenza di ogni donna e uomo nelle future assemblee è significativa solamente quando essi rappresentano il popolo e, come Malalai Joya, sputano ai fondamentalisti nelle loro gabbie con coraggio ed onore. Altrimenti essi dovrebbero essere chiamati braccio destro dei fascisti religiosi e loro complici. Essi si comprometterebbero ed aumenterebbero la fame di potere, e non sarebbero perdonati dal popolo.
L'esperienza dell'Iran ha dimostrato che le forze democratiche non possono raggiungere i loro scopi attraverso la struttura di un regime religioso brutale o fidandosi di un cosiddetto regime «moderato». Il popolo e le forze democratiche in Iran hanno pagato un prezzo pesante per la loro partecipazione nel gioco sanguinoso del regime islamico. I sostenitori delle forze democratiche in Afghanistan dovrebbero aver imparato abbastanza dall'esempio iraniano e non dovrebbero mai abbassare la guardia o accordarsi con questa o quella fazione di fondamentalisti. L'unico indice per misurare la fedeltà alla libertà in un paese è il livello di coraggio, determinazione e onestà di una persona o di un gruppo nella lotta al fascismo religioso.
Questo dipende dalla coscienza delle donne che organizzano decine e centinaia di migliaia di dimostrazioni e creano grandi movimenti anti-fondamentalisti a favore della democrazia attraverso questo paese distrutto dal terrorismo e dal fondamentalismo. Mentre organizziamo un tale massiccio movimento, possiamo giocare un ruolo importante per l'emancipazione delle donne sulle basi della libertà del paese. Adesso non dovremmo più parlare della «maggioranza silente», ma di una rivolta, di una decisiva ed aggressiva maggioranza, e mettere in pratica la nostra solidarietà con la lotta di tutte le donne che amano la libertà nei luoghi lontani del mondo.
Mentre celebriamo la Giornata Internazionale della Donna con tutte le donne del mondo amanti della giustizia, l'associazione Rivoluzionaria delle Donne d'Afghanistan (RAWA) invia i più calorosi saluti a tutte le donne che amano la libertà, prigioniere delle torture dell'Iran e della Turchia. Ci auguriamo che le donne afghane possano celebrare questo giorno in Afghanistan libere dalle catene del fondamentalismo e sulla strada della democrazia e della prosperità.
8 marzo 2004 - Peshawar