Dichiarazione di RAWA in occasione della Giornata Internazionale per la Donna, 8 marzo 2002

Lottiamo contro la guerra e il fondamentalismo, per la pace e la democrazia!

Sostenitori della libertà, sorelle e fratelli,

L'anno scorso, in occasione dell'8 marzo, RAWA ha espresso la speranza che l'anno successivo, ovvero questo 2002, la Giornata Internazionale per la Donna potesse essere celebrata in un Afghanistan non solo liberato, ma libero. Nel corso dello scorso anno la comunità internazionale è rimasta scossa dagli eventi occorsi in Afghanistan, eventi che hanno combiato drasticamente la storia contemporanea. Molte cose sono successe in Afghanistan - non ultima l'estirpazione della pestilenza talebana e dei loro sostenitori di al-Qaeda - ma, malgrado questi importanti cambiamenti, il nostro Paese è ancora lontano dall'essere libero. Le donne nel mondo festeggiano la Giornata Internazionale per la Donna con gioia ed entusiasmo, ma in Afghanistan le donne non si fidano di togliere il burqa, sole tra migliaia a gridare alla libertà e la democrazia. Esiste ancora un abisso tra la nostra realtà e il futuro glorioso cui mirano i nostri occhi, il cuore e la mente. È come se il destino avesse decretato che il Paese più impoverito del mondo non dovesse gettare via tanto facilmente le catene dei despoti e dei vampiri fondamentalisti.

Dare voce a riflessioni tanto angosciose non è indice di disperazione o mancanza di fiducia per un domani migliore. Da oltre due decenni, RAWA percorre un ripido sentiero di lacrime e sangue. Conosciamo bene le difficoltà che ci aspettano, ma siamo forti della nostra ferma convinzione a combattere il folle fondamentalismo religioso e i suoi padroni, che si pongono tra noi e la nostra meta di pace, democrazia, progresso ed emancipazione delle donne. E lungo il percorso mai soccomberemo a dubbi o pentimenti.

Nonostante, durante i mesi successivi all'orrendo attacco su New York e Washington da parte di fanatici religiosi, abbiamo espresso più volte le nostre opinioni e le nostre posizioni, cogliamo quest'occasione per ribadire il nostro punto di vista su alcune questioni chiave. Speriamo così di rispondere ai numerosi quesiti posti da sostenitori di RAWA in Afghanistan e all'estero.

1. RAWA e la campagna militare americana contro i talebani e Osama.

RAWA ha sempre insistito sul fatto che i talebani, Osama e altre bande fondamentaliste in Afghanistan siano creature della politica miope degli Stati Uniti durante la guerra afghana di resistenza contro i Sovietici. Il governo americano ha sostenuto questi gruppi fintanto che si sono rivelati utili per perseguire la loro politica, ignorando gli interessi più importanti del popolo afghano e le conseguenze che tale appoggio avrebbe causato alla libertà e alla democrazia del Paese. RAWA è orgogliosa di avere da sempre condannato questa politica degli Stati Uniti, senza cedere alle pressioni, alla "circospezione", all'opportunismo politico e finanziario.

Riteniamo che la nazione americana sia composta da un grande popolo che ha contribuito in modo determinante alla civiltà umana e al progresso sociale e scientifico. La coscienza del popolo americano è stata la prima vittima del massacro di afghani innocenti sotto le bombe americane, come dimostrano le manifestazioni contro la guerra in Afghanistan svoltesi nella maggior parte delle città americane. RAWA è stata sommersa di migliaia di e-mail da tutti gli Stati Uniti, che esprimono dolore per il nostro popolo e condannano i bombardamenti americani, che colpiscono solo vittime innocenti. I viaggi in Afghanistan di americani in lutto per la perdita di persone amate nella tragedia dell'11 settembre sono un esempio lampante dell'umanità e dell'amore per la pace, tipici del popolo americano. Tali gesti non saranno mai dimenticati dagli Afghani. Le lacrime di angoscia di migliaia di Americani e Afghani in lutto saranno fonte di amore e legame sincero tra i popoli dei due Paesi. Siamo molto orgogliose del fatto che la nostra organizzazione, da sempre emarginata e ignorata da amministrazioni e istituzioni governative americane, abbia ricevuto immenso sostegno morale e illimitata generosità materiale da migliaia di uomini, donne e bambini americani. Non sarebbe stato possibile realizzare i nostri molteplici progetti senza il generoso aiuto americano. La nostra gratitudine nei confronti del popolo americano è la nostra risposta alle accuse che RAWA sia «anti-americana».

Non consideriamo la campagna americana in Afghanistan una guerra contro il popolo afghano, né un'aggressione contro l'Afghanistan o contro l'Islam e i musulmani, ma uno scontro tra un padrone e i suoi ex-protetti. A differenza di certe conniventi organizzazioni di donne, la nostra priorità è la cancellazione totale non solo dei talebani e dei loro sostenitori di al-Qaeda, ma anche dei criminali jehadi. Il sangue versato e le disgrazie inflitte al nostro popolo già flagellato dai fondamentalisti (i cosiddetti "danni collaterali"), conseguenza della punizione inflitta dagli Stati Uniti ai suoi ex-agenti ribelli, non possono che incitare la nostra opposizione alla guerra degli Stati Uniti in Afghanistan. In passato abbiamo più volte sostenuto che il modo per contenere i talebani ed al-Qaeda ed accorciare la loro vita fosse attraverso una opportuna ingiunzione dell'ONU a tutti i Paesi sulla fornitura di armi e di fondi all'Afghanistan, insieme ad un appello forte e chiaro a tutti i Paesi a sostegno delle forze anti-fondamentaliste e a favore della democrazia.

2. RAWA e la guerra contro il terrorismo

Non si può combattere una banda fondamentalista appoggiandone un'altra. Nella sua guerra contro i talebani ed al-Qaeda, gli Stati Uniti si sono alleati con l'Allenza del Nord, corteggiando e armando certi famigerati signori della guerra. In tal modo, gli Stati Uniti non fanno altro che aiutare i peggiori nemici del nostro popolo e canotinuare la stessa politica tirannica contro il popolo e il destino dell'Afghanistan, adoperata dalle amministrazioni americane degli ultimi due decenni. I talebani ed al-Qaeda non possono essere sradicati solo dalla forza militare e finanziaria. La guerra contro i talebani e contro al-Qaeda è anche ideologica. Finché l'ideologia e la mentalità tipica dei talebani e di Osama persiste, inevitabilmente continueremo ad essere testimoni della loro caratteristica barbarie, in Afghanistan come in qualsiasi altra parte del mondo. Il covo di questi criminali malefici è sotto assedio. Le forze democratiche e anti-fondamentaliste in Afghanistan devono combattere i talebani, al-Qaeda e i loro fratelli fondamentalisti, implacabilmente e inesorabilmente, fino a quando il terrorismo e il fondamentalismo non saranno sradicati in ogni forma nel nostro Paese. Soltanto quando la democrazia metterà radici in Afghanistan con il sostegno incondizionato della comunità internazionale, si otterrà la vittoria finale sul terrorismo e sul fondamentalismo.

3. La situazione dopo la caduta dei talebani

Il vertice a Bonn fu convocato con l'intento di formare un governo di transizione e di stabilire un piano d'azione a lungo termine dopo la caduta dei talebani e di al-Qaeda. Se si escludono i sostenitori dell'ex-re, più di tre-quarti dei convenuti erano ignominosi rappresentanti dell'Alleanza del Nord e affiliati della famigerata organizzazione terroristica di Gulbuddin Hekmatyar. Quindi, nonostante le rumorose benedizioni della stampa occidentale, il vertice di Bonn non può portare pace e democrazia al nostro popolo. La distribuzione dei ministeri più importanti a personaggi i cui orrendi crimini sono ancora ricordati dal nostro popolo, e il peggioramento della situazione della sicurezza a Kabul e nelle altre province, mostrano per l'ennesima volta la veridicità delle nostre previsioni, basate sulla nostra conoscenza dell'Alleanza del Nord. La presenza di una o due donne simboliche nell'Amministrazione di transizione (di cui una appartiene ad un partito tristemente noto per la sua subordinazione al regime dell'Iran e l'altra aveva nel passato un alto incarico in un partito che simboleggia il tradimento alla madre patria) è un insulto alle donne afghane e non un segno del ripristino dei diritti legali e sociali. Le donne dell'Afghanistan non sono state liberate. La situazione è stata sintetizzata molto bene dal New York Times, nell'edizione del 26 novembre 2001, dove, per descrivere la sorte di una vedova afghana con otto figli, scrive: «Finalmente, ora, è libera di mendicare».

RAWA ha affermato ripetutamente che, sotto le circostanze attuali, nessun potere, se non quello del popolo afghano stesso, potrebbe difendere il Paese dal fondamentalismo. Non esistono precedenti storici in cui una o più nazioni straniere, dopo aver sostenuto gli agenti della servitù e dell'afflizione fondamentalista, abbiano concesso la libertà ad una nazione tenuta in ostaggio dagli stessi agenti. Per questo motivo RAWA ha sempre invitato il popolo afghano a sollevarsi contro i talebani, contro al-Qaeda e gli altri fondamentalisti. Erano questi i presupposti per evitare le circostanze che hanno portato al bombardamento da parte degli Stati Uniti e al massacro di persone innocenti, e per impedire ad un gruppo di vampiri religiosi di condividere il potere nell'Afghanistan post-talebano.

Karzai, privo del sostegno di organizzazioni o forze armate locali, insieme ai suoi colleghi, è un ostaggio nelle mani dei criminali dell'Alleanza del Nord. Karzai, in sé non fondamentalista, ha una storia di connivenza con Burhanuddin Rabbani e la sua banda, e perciò si è illuso di poter aver un vantaggio politico dal fatto di frequentare i criminali e di onorare i signori della guerra come Rabbani. Purtroppo non sa, o non vuole sapere, che i suoi ministri chiave sono artefici di terribili crimini contro il nostro popolo, di infamie di gran lunga peggiori ed inespiabili dei crimini dei talebani. Karzai può stare tranquillo che la banda di Rabbani che lo circonda, dopo aver assaporato per alcuni anni il potere e il governo, aver goduto del traffico incontrollato di droga ed aver accumulato ricchezze sotto la protezione dell'immunità diplomatica, non si accontenteranno certo di ricoprire cariche amministrative chiave. Aspetteranno il momento favorevole per impadronirsi di nuovo del potere, assoluto e incontestato.

I disgustosi sforzi dei talebani di canonizzare la loro icona, Ahmad Shah Massud, e i loro ululati politici sotto i suoi ritratti servono a preparare le cospirazioni del futuro. I "gentiluomini" della banda Rabbani, ex-fondamentalisti e rinati "democratici", hanno portato il collare della fedeltà di personaggi come Abdullah Ozzam e Osama bin Laden più dei talebani, e hanno pasteggiato più a lungo delle briciole che cadono dalle loro tavole. Con questa nuova ridicola ossessione di assumere un aspetto "civilizzato" e di scimmiottare le ultime mode maschili europee, potrebbero addiritura riuscire a mascherare le loro vere ideologie politiche agli occhi delle persone superficiali, soprattutto in Occidente, ma non riusciranno mai a nascondere i vestiti macchiati di sangue dagli occhi della nostra gente. Il recente scannarsi dei fondamentalisti predatori jehadi nelle province di Paktia e Ningarhar, il ringhio di Karim Khalili nella regione di Hazarajat, le prepotenze di Rashid Dostum e della sua banda di mascalzoni nel nord dell'Afghanistan, i tentativi di seduzione di Ismael Khan nella zona di Herat e gli intrighi di Rabbani e la sua banda assassina nel Badakhshan ecc, preannunciano i tradimenti del futuro. Stabilendo la pace e la democrazia e l'inizio di un cammino verso lo sviluppo e il progresso, tutti questi "gentiluomini" si troveranno esclusi dal potere, ottenuto attraverso l'infamia e la religione, e giaceranno in attesa di bagnare di nuovo di sangue Kabul per poi estendere il loro dominio su tutto il Paese.

L'omicidio del Ministro dell'Aviazione, Abdurrahman, è un avvertimento non troppo velato all'ex re, a Karzai e ai suoi amici; è una dimostrazione di quali intrighi e infamie siano capaci i più depravati nemici del nostro popolo per proteggere i loro interessi criminali. E Karzai ne è circondato. Abdurrahman è stato eliminato perché i suoi assassini temevano che non fosse in grado di tacere sui vergognosi segreti riguardanti Ahmad Shah Massoud, Dr. Abdullah, il generale Fahim e altri capi del Jamiat-i-Islami. Se Abdurrahman avesse parlato, avrebbero rischiato essere smascherarsi daventi a tutti.

Karzai, è possibile che il popolo afghano si tratterrà dal considerarti un secondo scià Shuja o un secondo Babrak Karmal, poiché sei stato nominato in circostanze particolari, e costituisci un'alternativa ad assassini come Hekmatyar, Sayyaf, Khalili e simili, ma non ti perdonerà ancora a lungo l'atteggiamento di benevolenza e la tua collusione con gli assassini jehadi (collusione che al lungo andare ti si rivolterà contro). La prova del tuo valore, della competenza e dell'onestà (tua come di qualunque altro governatore afghano) sono la tua condotta politica nei confronti dei fondamentalisti e dei loro capi stranieri, e la tua fedeltà ai principi democratici.

Alcuni sollevano la questione del bisogno di una riconciliazione nazionale in Afghanistan, citando come esempio il perdono ai nazisti. Se questo non deriva dall'ignoranza nei confronti della natura e dell'operato dei fondamentalisti afghani, può solo significare chiedere agli Afghani di gioire e festeggiare ai funerali dei loro cari amati. Come ci si può aspettare che la nazione afghana perdoni e si riconcili con bande e con singole persone le quali, dal 1992 al 1996, hanno perpetrato infami atrocità e tradimenti, portando alla devastazione? Non solo questi signori non mostrano il minimo pentimento per il loro passato, ma giacciono comodamente nei dicasteri ministeriali e delle ambasciate con indicibile arroganza e sdegno nei confronti del popolo che hanno danneggiato tanto. Per riprendere il paragone con i nazisti: innanzitutto, non ci sono capi nazisti che non siano stati condannati alla pena capitale, in secondo luogo, ancora più importante, ai nazisti subordinati che non sono stati portati in tribunale, non sono state date le redini del governo e del destino del popolo, né in Germania, né in nessuno altro Paese del mondo. Il mondo deve sapere che le atrocità perpetrate dai fondamentalisti afghani non hanno eguali né nei nazisti, né nei fascisti, né in altri movimenti politici; perfino i fondamentalisti algerini, che tagliano tranquillamente la gola ai neonati, si tirerebbero indietro dallo stupro delle madri, delle sorelle, dei fratelli compatrioti, una delle pratiche preferite dai predatori dell'Alleanza del Nord, i quali stuprano le loro vittime prima di ammazzarle e rapinarle dei loro averi. Non ci può essere riconciliazione con tali criminali depravati, soprattutto fino a quando essi si trovino in una posizione di dominio. Finché questi criminali non verranno portati davanti ad un tribunale internazionale, come quello de L'Aia, che li giudichi per i crimini di guerra e contro l'umanità, qualsiasi processo eseguito da un tribunale minore sarà, nella migliore delle ipotesi, insufficiente e solo parvenza di giustizia. I criminali serbi e non-serbi sono bambini innocenti in confronto ai loro compari afghani. Se lo spiegamento delle truppe e l'azione militare contro i talebani e al-Qaeda è una causa giusta, processare i crimini agghiaccianti dell'Alleanza del nord è la condizione sine qua non per la pace, la democrazia e la giustizia in Afghanistan.

Alcuni si chiedono perché RAWA non riesca ad approvare alcun tipo di governo in Afghanistan. La risposta è semplice: perché riteniamo che le forze politiche al potere in passato e oggi non siano democratiche e non credano nei diritti inalienabili delle donne. Non possiamo avere un'intesa con persone che portano i segni di anni di atroci crimini contro il popolo.

4. Stabilire la pace

In condizioni in cui neanche la presenza di alcune migliaia di truppe straniere a Kabul riesce a garantirne la sicurezza, non esiste alternativa allo spiegamento di una forza di sicurezza dell'ONU in tutto il Paese per garantire che la Loya Jirga venga convocata in un clima di sicurezza, ma soprattutto per garantire le prossime elezioni. Malgrado tutte le critiche avanzate contro il modus operandi dell'ONU, RAWA preferisce di gran lunga la presenza di truppe dell'ONU allo scatenamento degli psicopatici jehadi contro la popolazione afghana. Tuttavia, tali truppe non dovrebbero accogliere militari provenienti da paesi che hanno fin'ora aiutato i fondamentalisti e i signori della guerra, come la Turchia, uno dei principali sostenitori di Dostum.

5. I paesi confinanti

Sembra che il regime iraniano, dopo aver coccolato per anni Hekmatyar, dopo aver messo in atto il "Processo di Cipro" per portare avanti i suoi interessi, sia prossimo al divorzio. Questa rottura, però, non deve ingannare nessuno. L'unico scopo della rottura del sanguinoso regime iraniano con Hekmatyar è di gettare fumo per nascondere le sue pericolose, ingannevoli manovre per impedire, attraverso i suoi lacchè, Ismael Khan and Karim Khalili, la riunificazione dell'Afghanistan. Con il crollo dei "cugini spirituali", ovvero i talebani, il regime di Vilayat-e-Faqih in Iran fu scosso fino alle fondamenta, e per continuare a generare il conflitto in Afghanistan, ha pensato bene di offrire un rifugio sicuro ai talebani e ai membri di Al-Qaeda.

Se è una sfortuna incommensurabile per il nostro Paese avere come confinante ad ovest un regime assetato di sangue come quello iraniano, è una sfortuna doppia aver ad est un Paese (con cui condividiamo centinaia di chilometri di confine dal nordest al sudovest) con regimi le cui politiche negli ultimi 23 anni hanno visto lavorare insieme i capi pakistani, i servizi segreti e i partiti islamici fondamentalisti per creare, allevare e addestrare prima i criminali jehadi, poi le bande talebane e scatenarli contro il popolo afghano. L'attuale governo pakistano ha mosso dei passi per limitare l'influenza di partiti terroristi pakistani fondamentalisti, ma come RAWA ha già dichiarato, non è sufficiente per guadagnarsi la fiducia del popolo afghano, a meno che

  1. centinaia di casi di assassinio, estorsione, rapimento, tortura ed altro contro i capi e i membri chiave di organizzazioni terroristiche jehadi, compresa innanzitutto la banda criminale di Hekmatyar - creata in risposta e processi intentati da famiglie delle vittime - non vengano processati per poter fare giustizia:
  2. i capi e i membri del Jamiat-e-Khoddam al-Furqan (Associazione dei Servi del Corano), compreso il Mullah Abdul Hakim Mujahed, che non sono altro che una banda talebana rifatta, siano arrestati, processati e puniti.

Allo stesso modo, i governi del Tajikistan e dell'Uzbekistan potranno riconquistare la fiducia del popolo afghano solo se renderanno pubblici i documenti relativi agli aiuti forniti negli anni passati ai terroristi dell'Alleanza del Nord e se giureranno di desistere in futuro da qualsiasi forma di sostegno ai loro protetti di un tempo.

6. La ricostruzione dell'Afghanistan

L'arrivo di miliardi di dollari in un Paese in cui la mafia fondamentalista detiene ancora il potere serve poco al popolo afghano. In tali circostanze, l'unico risultato del flusso di denaro sarà quello di riempire le casse dei religiosi di Cosa Nostra e, di conseguenza, di finanziare i loro programmi terroristici dentro e fuori dall'Afghanistan. In un paese come l'Afghanistan, dove non esiste alcuna infrastruttura legale e alcun governo democratico, la maggior parte delle questioni sociali e economiche devono essere considerate politiche. Una gestione efficiente dei problemi sociali e economici in Afghanistan, negli interessi del popolo dell'Afghanistan, dipende innanzitutto dalla formazione di un governo afghano democratico. Chiediamo a tutti i paesi che auspicano la riabilitazione e la ricostruzione dell'Afghanistan di riflettere seriamente su questo punto.

7. Loya Jirga (Gran Consiglio)

RAWA non considera la Loya Jirga un'istituzione democratica compatibile con le esigenze della vita politica nazionale nel mondo contemporaneo. Tuttavia, crediamo che nelle circostanze attuali in cui l'ombra delle barbe e delle baionette dei fondamentalisti oscurano il Paese, l'anacronistica Loya Jirga può ancora giocare uno ruolo positivo per la storia della nazione. Abbiamo dei forti dubbi, però, in quanto nessuno dei 21 membri del Comitato Preparatorio per la Convocazione della Loya Jirga ha esperienza di lotta contro i criminali jehadi, ma alcuni di essi hanno tenuto un silenzio colpevole e compromessi con i talebani. Con un comitato preparatorio del genere, sorge il problema della natura e della competenza della Loya Jirga. È interessante notare che una delle donne del Comitato, oltre ad essere un ex-membro della fazione Parcham del partito PDPA (che collabora con i Sovietici), è salita alla ribalta della stampa internazionale mentre la banda di Rabbani faceva la sua entrata a Kabul. Chi rappresenta?

È ovvio che i consiglieri di Lakhdar Barahimi gli hanno, purtroppo, dato consigli in direzione contraria alle aspirazioni del popolo afghano per quanto riguarda la scelta dei membri del Comitato Preparatorio per la Convocazione della Loya Jirga. Barahimi deve sapere che, se la puzza dei fondamentalisti dovesse salire dalla Loya Jirga, come è salita dall'Amministrazione di transizione, soltanto l'ONU sarà responsabile della rinnovata tragedia, poiché nessuno riterrà responsabile i suoi consiglieri. Selezionare le persone per un ruolo qualsivoglia in istituzione di qualunque tipo soltanto in base alle affiliazioni religiose o etniche è inadeguato e sbagliato. Il criterio da adottare per la scelta dei rappresentanti religiosi ed etnici deve essere la completa estraneità al fondamentalismo. Altrimenti è probabile che all'interno della Loya Jirga ci saranno rappresentanti di tutti i gruppi tribali, etnici e religiosi dell'Afghanistan, ma la maggior parte, o tutti, saranno portatori del contagio fondamentalista. Non c'è bisogno di descriverne l'esito.

Una delle donne nell'Amministrazione di Transizione, che continua a negare l'appartenenza al direttivo di un partito fondamentalista etno-sciovinista, ha ammesso a ragione di non rappresentare il popolo dell'Afghanistan. Non rappresentare un popolo per aver vissuto a lungo lontano non è di vitale importanza: ciò che conta è avere una mente avulsa dal sudiciume fondamentalista, che permetta di tenere una posizione forte sul fronte patriottico, democratico, progressista nell'ideologica guerra sanguinaria contro il tradimento dei jehadi e dei talebani. Se la Loya Jirga non diventerà un tale fronte, sarà semplicemente un vile strumento per prendere decisioni secondo le linee fondamentaliste e anti-democratiche.

8. La Costituzione

La Costituzione afghana del 1964, con i seguenti emendamenti, può essere accettata dalla maggioranza degli Afghani (esclusi i fondamentalisti) :

RAWA presenterà proposte più dettagliate in una futura occasione.

9. Il futuro Stato afghano

RAWA non ritiene l'Amministrazione di Transizione adatta e competente ad agire in base a principi democratici. Anche se il Karzai, e pochi altri del suo gruppo, giurano con sincerità la loro fiducia nella democrazia e la loro adesione ai suoi principi, sono inviluppati e paralizzati nei tentacoli dei nemici giurati della democrazia che li hanno accerchiati.

RAWA chiede che il futuro Stato dell'Afghanistan sia fondato sui seguenti principi:

Lasciamo che gli avversari di RAWA muovano contro di essa ogni tipo di accusa desiderino! Lasciamo che i servitori cosiddetti intellettuali dei criminali jehadi e talebani continuino a dire oscenità contro RAWA! Lasciamo che gli imbecilli sorgano per affermare che le donne afghane, a causa del condizionamento religioso e culturale, acconsentono al dispotismo medievale di jehadi e talebani e non sono degne di libertà e di democrazia. L'Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell'Afghanistan è reduce da oltre due decenni di intrepida lotta a favore della democrazia e dell'emancipazione delle donne. Non indietreggiamo di fronte alla diffamazione e le invettive reazionarie e misogine contro di noi. Facciamo affidamento sulle masse di donne afghane sofferenti e in lutto e, insieme a tutte le forze a favore della democrazia della nostra patria, non rinunceremo per un solo momento, né faremo un passo indietro dal perseguimento dei nostri nobili obiettivi.

Ispirati dal sangue che Meena lasciò su questo cammino, con una determinazione sempre più forte di creare un Afghanistan libero, prospero e democratico, marceremo avanti e combatteremo alla testa di una legione di donne del nostro Paese. Una battaglione del grande esercito di donne, partigiane della libertà in tutto il mondo: le donne del mondo ci troveranno ai nostri posti.

Che l'aiuto e il sostegno per la lotta delle donne afghane contro la guerra e il fondamentalismo e a favore della libertà e della democrazia si rafforzino e si allarghino sempre di più.

Lunga vita alla solidarietà di RAWA per le donne che amano la libertà e per tutte le organizzazioni di donne in tutto il mondo!

Revolutionary Association of Women of Afghanistan (RAWA)

8 marzo 2002 - Peshawar