Analisi del nuovo governo: i signori della guerra escono dalla loya jirga con più potere che mai

Human Rights Watch, 20 giugno 2002

di Vikram Parekh

(Kabul, 20 giugno 2002) - I signori della guerra hanno acquisito dalla loya jirga maggior potere e nuova legittimità, come è stato affermato oggi.

Molti delegati, rappresentanti della parte civile della popolazione, hanno riferito a HRW di essere stati esclusi da qualsiasi possibilità di decisione. Man mano che la loya jirga si avvicinava alla conclusione, hanno espresso paura per il risorto potere dei signori della guerra, attivi (ma illegalmente) all'interno della loya jirga.

«Rimane il fatto che, tra il 1992 al 1996, l'Alleanza del Nord fu collegata a massacri, violenze sistematiche sulle donne e saccheggi. Questo è il motivo per il quale noi - e includo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti - abbiamo visto come una liberazione la venuta dei Talebani a Kabul. L'Alleanza del Nord ha lasciato la città nel 1996, con 50,000 morti alle spalle. Ora i suoi membri sono i nostri soldati. Meglio di bin Laden sicuramente. Ma cosa - in nome di Dio - faranno per noi?»

The Independent (UK), 14 novembre 2001

Saman Zia-Zarifi, senior researcher per lo HRW, afferma che: «I signori della guerra sono più forti oggi di quanto lo fossero dieci giorni prima dell'inizio della loya jirga. Gli espedienti politici a breve termine hanno chiaramente vinto sui diritti umani.»

Il gabinetto, appena nominato da Hamid Karzai, capo del governo di transizione, differisce molto poco dall'amministrazione del governo ad interim. Il partito tagiko Jamiat-e Islami detiene tre posti chiave all'interno del consiglio dei ministri, mentre il partito Hizb-e Wahdat, a maggioranza hazara (sciita), ha ottenuto un posto. Entrambi i partiti erano implicati nei recenti attacchi contro civili Pashtun nel nord dell'Afghanistan, a seguito della caduta dei Talebani. Lo Jamiat era anche coinvolto nel conflitto col partito Junbish del generale Abdul Rashid Dostum, sempre nel nord del paese, mentre i combattimenti e l'insicurezza generale ostacolavano le operazioni di soccorso della comunità internazionale.

La nomina di Fazul Hadi Shinwari come giudice capo della Corte Suprema ha sollevato serie preoccupazioni per la salvaguardia dei diritti umani. Shinwari è stato ricordato per aver detto, durante un'intervista a gennaio, che le punizioni previste dalla Sharia, incluse la lapidazione e l'amputazione, sarebbero state mantenute, sebbene con la garanzia di un processo regolare, a differenza di quanto succedeva sotto i Talebani. La sua posizione contraddice le affermazioni di Karzai, espresse durante la visita negli Stati Uniti lo stesso mese, secondo cui le punizioni della Sharia potrebbero essere imposte solamente in una società in cui giustizia e libertà dall'odio prevalessero.

Karzai non ha annunciato chi guiderà il Ministero per i Diritti delle Donne. Visti i precedenti storici di discriminazione che le donne afghane hanno da sempre subito, e vista la continua insicurezza nel paese, questo ministero è un punto chiave per promuovere e far accettare i diritti delle donne afghane.

I fautori degli accordi di Bonn hanno capito che un governo ad interim per l'Afghanistan, creato immediatamente dopo la caduta dei Talebani, avrebbe dovuto includere i signori della guerra, ristabilitisi come effettive autorità del paese durante i combattimenti contro i Talebani. Tuttavia, la scelta - da parte della Loya Jirga - del governo di transizione che avrebbe dovuto guidare l'Afghanistan durante la ricostruzione, avrebbe dovuto riflettere la voce del popolo civile, non dei signori della guerra.

Secondo Zia-Zafiri: «Invece di dare spazio ad una leadership civile, avendo avuto sei mesi a disposizione, la mancanza di uno sforzo internazionale per la sicurezza ha significato soltanto la possibilità per i signori della guerra di ricostruire la loro rete militare e politica.».

Un delegato da Kabul si sfoga con HRW: «I signori della guerra che hanno bombardato Kabul non dovrebbero essere presenti alla loya jirga. Persone che si sono macchiate del sangue degli Afghani non dovrebbero essere nominate ministro.»

Un gruppo di delegati aveva deciso di proporre una lista di candidati per completare il governo. Nessuno di questi candidati è un signore della guerra o un loro simpatizzante. Ma prima che avessero la possibilità di presentare la lista durante la loya jirga, almeno tre dei candidati avevano già ricevuto minacce di morte tramite telefonate.

A Kabul vincono i signori della guerra

The New York Times, 21 Giugno 2002

di Omar Zakhilwal e Adeena Niazi

KABUL, Afghanistan - L'ultima notte della loya jirga più di 1500 delegati si sono riuniti per enunciare la composizione del nuovo governo. Abbiamo sussultato all'udire il Presidente Karzai pronunciare uno dopo l'altro i nomi dei futuri ministri. Una donna, attivista politica, si è girata verso di noi con rabbia: «Questo è peggio di tutte le nostre più cupe aspettative. I signori della guerra sono stati premiati e i veri politici cacciati. Come si fa a chiamarla democrazia?»

Tutti i ministri del governo ad interim con un passato da civili anziché da militari sono stati mandati via. Karzai non ha voluto annunciare il ministro per i diritti delle donne, provocando in noi il dubbio che Sima Samar, l'attuale e popolare ministro, verrà rimossa quando l'attenzione internazionale si sposterà dall'Afghanistan altrove.

Nel frattempo, i ministeri chiave, rispettivamente Difesa e Affari Esteri, rimangono nelle mani dei generali Muhammad Qasim Fahim e Abdullah, entrambi provenienti dalle milizie dell'Alleanza del Nord stanziate nella Valle di Panshir. Yunus Qanooni, della stessa fazione, è stato spostato dal ministero degli interni a quello per l'educazione, nonostante egli abbia dichiarato di voler rifiutare il trasferimento. Tre potenti comandanti dell'Alleanza del Nord - Fahim, Haji Abdul Qadir e Kharim Khalili - responsabili delle innumerevoli brutalità commesse sotto il precedente regime dei mujahedin, sono stati nominati vice presidente di Karzai.

Ci sono alcuni barlumi di speranza che professionisti come Ashraf Ghani e Juma Mohammed Mohammadi vengano nominati rispettivamente per il ministero delle finanze e per quello delle miniere. Saranno in grado di far sentire la loro voce all'interno di un governo di signori della guerra?

Mentre la loya Jirga leva le tende, ci raduniamo con frustrazione e rabbia nelle strade. Un abitante di Kabul ci ha apostrofato: «Perché avete legittimato; un governo illegittimo?»

La verità è che non l'abbiamo voluto noi. Nonostante gli accordi di Bonn e le regole della loya jirga prevedano che siamo noi a scegliere liberamente il prossimo governo, a noi delegati è stato negato tutto, siamo stati ridotti ad un ruolo simbolico nel processo di scelta. Un piccolo gruppo di capitani dell'Alleanza del Nord, guidati dai Panshiri, hanno deciso ogni cosa a porte chiuse, incaricando Karzai di portarci la brutta notizia.

Questo non è ciò che ci aspettavamo quando ci siamo riuniti a Kabul per partecipare ad uno dei più straordinari eventi nella storia dell'Afghanistan. Delegati di ogni estrazione - Pashtuni, Tagiki, Hazari e Uzbeki - dalla città e dalla campagna, Sunniti e Shiiti, erano seduti insieme, sotto un unico tetto come se appartenessero allo stesso villaggio. Uomini e donne insieme senza pregiudizi e in totale serenità. In un'atmosfera di tolleranza e di scambi di idee, abbiamo discusso la compatibilità dei diritti delle donne con la nostra tradizione islamica. Le donne hanno avuto un ruolo primario durante questi incontri. Eravamo la prova vivente, contro gli stereotipi che vogliono che l'Afghanistan sia diviso da odio etnico, e che gli afghani siano un popolo retrogrado ancora non pronto per la democrazia e l'uguaglianza.


L'inviato dell'ONU in Afghanistan Lakhdar Brahimi afferma che: «Le votazioni, durante la Loya Jirga, sono state contaminate dalla violenza e dalla compravendita dei voti…Purtroppo ci sono stati tentativi di manipolazione e violenza. È stato coinvolto il denaro, e sono state fatte minacce»

ABC News, 12 giugno 2002

Il ministro per i diritti delle donne del governo ad interim afferma:«Questa non è una democrazia! Ogni cosa è stata decisa da chi detiene il potere.»

BBC, 12 Giugno 2002

Mir Mohammed, un altro delegato da Kabul, disse: «Stavo pensando di votare per Karzai questa mattina, ma dopo aver udito il suo discorso ho capito che egli non può risolvere i problemi dell'Afghanistan. Ha nominato soltanto leaders provenienti dalle fazioni armate. Loro lo sostengono. Com'è possibile che chi ha distrutto Kabul, ucciso decine di migliaia di persone, sia ancora al potere? Come potrebbero essere in grado di risolvere i problemi dell'Afghanistan?»

The Independent, 14 giugno 2002

«Ci avevano detto che questa Loya Jirga non avrebbe accettato persone con le mani sporche di sangue, ma noi li vediamo ovunque. Non riesco a capire se questa sia una Loya Jirga o una riunione di comandanti». ha detto Safar Mohammed, suscitando un fragore di applausi tra i suoi compagni delegati.

The Guardian, 13 giugno 2002

Il rappresentante dell'Unione Europea Klaus-Peter Klaiber ha riferito di essere rimasto sorpreso nel vedere la partecipazione alla Loya Jirga dei signori della guerra. «Ero incredulo nel vedere i cosiddetti signori della guerra seduti assieme in prima e seconda fila».

Brendan O'Neill, 13 giugno 2002

Ma Shahla Mahindost, una rappresentante alla Loya Jirga dalla provincia di Badakhshan, nel nord-est del paese, si lamenta della sostituzione dei Talebani con l'Alleanza del Nord, a maggioranza Tagika.

«L'Alleanza del Nord ci avverte ora di non dimenticare di indossare i nostri burqa,» afferma. «Ci minacciano con l'acido, minacciano di tirarcelo in faccia se non li indossiamo.»

scotsman.com, 16 giugno 2002

Durante la loya jirga Tajwar Kakar si è schierato contro i potenti signori della guerra, affinché venissero allontanati dai lavori.

«Ho cercato di dire alla popolazione che questi uomini sono responsabili della distruzione del paese, per le vedove e gli orfani che non hanno nulla da mangiare,» afferma Kakar. «Dovrebbero essere in galera, non seduti in prima fila ad una Loya Jirga.»

WEnews.com, 30 giugno 2002

In una giornata abbiamo steso una lista di programmi comuni, centrata su unità nazionale, pace e sicurezza. Abbiamo anche messo in evidenza la possibilità che la popolazione abbia accesso al cibo, all'educazione e ai servizi sanitari, soprattutto nelle zone di campagna, spesso trascurate. Ma la priorità che ha unito tutti i delegati è stata quella di provvedere con urgenza al disarmo dei signori della guerra per stabilire un governo rappresentativo dei bisogni del paese.

Questo sentimento è cresciuto velocemente in un movimento radicato nel sostenere il precedente re, Mohammed Zahir Shah, come candidato alla presidenza. La stragrande maggioranza di noi vedeva in lui l'unico leader dotato di sufficiente sostegno popolare ed indipendenza per affrontare i signori della guerra. Ma il nostro sforzo verso la democrazia con la nomina di Zahir Shah non deve aver trovato approvazione in chi detiene il potere ora. Come risultato, la loya jirga è stata rimandata di due giorni, mentre il precedente re veniva minacciato, affinché rinunciasse a qualsiasi ruolo all'interno del governo.

Dopo l'annuncio, l'atmosfera all'interno della loya jirga è cambiata completamente. La riunione veniva ora manovrata dagli agenti dei servizi segreti che minacciavano apertamente i delegati più riformisti, soprattutto le donne. L'accesso ai microfoni era controllato, in modo da favorire i sostenitori del governo ad interim. I leader dei fondamentalisti lanciavano critiche ai signori della guerra come traditori dell'Islam e facevano circolare una petizione denunciando il Ministro per i Diritti delle Donne Samar come "Salman Rushdie dell'Afghanistan".

Consci del fatto che nella nostra nazione la repressione politica può trasformarsi velocemente in violenza, molti delegati rinunciarono a far valere i propri diritti di democrazia. Una leader degli attivisti per i diritti delle donne, che preferisce rimanere anomina a causa delle minacce ricevute, spiega che: «Oggi siamo delegati alla loya jirga, ma domani torneremo a casa come individui normali. Chi ci proteggerà se continuiamo ad esprimere le nostre idee ed a combattere per i nostri diritti?»

È chiaro che siamo scoraggiati dal fallimento del nostro esperimento per avere una democrazia ben radicata. Siamo dispiaciuti che i nostri leaders non vogliano riconoscere il diritto alla partecipazione delle donne. Soprattutto, ci rammarichiamo che essi e l'intera comunità internazionale abbiano abbandonato ogni progetto di democrazia e di diritti appena abbiamo cercato di esercitarli.

Tuttavia crediamo ancora che questo sia l'inizio e non la fine, che il seme della democrazia sia stato comunque piantato durante la loya jirga, e che esso metterà radici e fiorirà. All'apertura della loya jirga abbiamo scoperto che è possibile formare nuovi legami e alleanze oltre i confini geografici, l'etnia e il sesso.

Anche se privi di moderni metodi di comunicazione, le notizie viaggiano veloci in Afghanistan. Al ritorno a casa dei delegati della loya jirga, ogni città e villaggio si raccoglierà per discutere di ciò che è accaduto. L'esperienza iniziale della democrazia che abbiamo avuto a Kabul può essere rivissuta e sviluppata in nuove forme di espressione politica ed organizzazione.

L'esperienza della loya jirga ha dimostrato che vi sono ancora forze potenti all'interno e all'esterno del paese che si oppongono strenuamente all'affermazione della democrazia. Il pericolo nello sfidare la forza delle armi, specialmente in assenza di un sostegno internazionale perché regni la legalità, è reale. Ma le reazioni a cui abbiamo assistito nelle strade di Kabul mostrano che la volontà popolare degli Afghani non tollererà un ritorno al passato.

Omar Zakhilwal, professore di Economia all'Università di Ottawa, e Adeena Niazi, presidente dell'AWA (Afghan Women's Association) ad Ontario, erano delegati dal Canada per la loya jirga in Afghanistan. Zakhilwal ha contribuito ad un recente rapporto sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan per il Centro di Diritti Economici e Sociali.