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Controversie durante il Consiglio Costituzionale afghano

Associated press, 17 dicembre 2003

Paul Haven

Durante la riunione di mercoledì una donna, delegato al Consiglio Costituzionale in Afghanistan, ha mosso pungenti critiche ai capi delle fazioni armate al potere, definendoli «criminali», provocando discussioni e rischiando l'espulsione.

L'incidente è avvenuto all'inizio di una giornata burrascosa durante la sessione di Kabul. Sostenitori del vecchio presidente Burhanuddin Rabbani, nel frattempo, hanno accusato il governo di cercare di forzarli ad accettare un sistema presidenziale, che, dicono, concentrerebbe troppo potere nelle mani del presidente afghano Hamid Karzai, appoggiato dagli Stati Uniti.

Sono in molti, all'interno dell'assemblea, a richiedere l'istituzione della carica di Primo Ministro, per limitare il potere del Presidente. Karzai ha respinto qualsiasi procedimento atto a ridurre il proprio potere.

Durante la sessione del mattino, Malalai Joya - una delle 100 donne tra i 500 membri del Consiglio, ha lanciato un attacco verbale ai comandanti delle fazioni, come Rabbani.

«Perché avete di nuovo selezionato come presidenti della commissione quei criminali che hanno causato tali disastri al popolo afghano? Dovrebbero essere mandati in tribunale», ha esordito Joya.

Molti dei comandanti che hanno combattuto contro l'Unione Sovietica negli anni '80 controllano ancora dei feudi provinciali e sono stati accusati di violazioni dei diritti umani e di corruzione. Dopo aver espulso i sovietici, le milizie si sono gettate in una guerra civile che ha distrutto la maggior parte della capitale.

Alcuni comandanti delle varie fazioni, come il presidente Rabbani ed Abdul Rasul Sayyaf, un islamista estremamente conservatore, sono stati eletti alla jirga, altri, come Abdul Rashid Dostum, furono nominati da Karzai.

Gruppi per i diritti umani ed altri hanno avvertito che Karzai potrebbe concedere troppo a questi uomini per avere il loro appoggio per un sistema presidenziale.

I commenti di Joya, cessati soltanto dopo che il suo microfono è stato staccato, ha scatenato gli oltraggi della zona calda e dei loro sostenitori, che l'hanno accusata di essere comunista e hanno chiesto il suo allontanamento tra le grida di «Dio è grande».

Il presidente del consiglio Sibghatullah Mujaddedi, alleato di Karzai, ha ordinato a Joya di abbandonare la sessione, per aver «disturbato questa jirga» ed essersi «comportata in modo estremamente incivile».

Poiché Joya opponeva resistenza agli agenti di sicurezza sopraggiunti per condurla via, Rabbani ha invocato la tolleranza e le è stato concesso di restare.

Durante il dibattito sui poteri di un Primo Ministro, molti delegati hanno minacciato di uscire. Altri hanno firmato una petizione mercoledì affermando che il punto relativo alla suddivisione dei poteri dovrebbe essere deciso prima che il Consiglio affronti altri punti caldi, come i diritti delle donne ed il ruolo dell'islam in un futuro stato.

«Un numero elevato di delegati si sono alzati in piedi ed hanno gridato che sarebbero usciti se la jirga fosse proseguita in questo modo (ovvero senza aver preso una decisione sul Primo Ministro)», ha riferito il delegato Mohammed Daoud a "The Associated Press". La sessione è stata chiusa ai giornalisti.

Circa 200 dei 500 delegati hanno firmato una petizione richiedendo una decisione rapida sulla creazione della figura del Primo Ministro, ha detto il delegato Hafiz Mansour, sostenitore di Rabbani ed editore di una pubblicazione settimanale dell'Alleanza del Nord.

L'Alleanza fu l'alleato chiave degli Stati Uniti per rovesciare il regime talebano in Afghanistan, accusato di dare ospitalità ad Al-Qaida, l'organizzazione di Osama bin Laden.

Delegata rischia di essere espulsa dall'assemblea afghana

Xinhuanet,17 dicembre 2003

KABUL, 17 dicembre (Xinhuanet) - Lo scorso mercoledì una delegata è stata sul punto di venir espulsa dall'assemblea costituzionale in corso, dopo che aveva criticato i comandanti mujaheddin per il loro passato coinvolgimento nella guerra civile.

Nel suo discorso, Malalai Joya, originaria della provincia di Farah, ha accusato le fazioni mujaheddin, che avevano combattuto l'occupazione sovietica in Afghanistan negli anni '80, di aver dato il via ad una guerra civile durata quattro anni e di aver distrutto il Paese.

«Quei comandanti mujaheddin che sono stati responsabili della distruzione del paese dovrebbero essere processati», ha detto durante una sessione plenaria dell'assemblea trasmessa in diretta dalla televisione di Kabul.

L'intervento di Joya ha provocato una reazione immediata dei delegati, compreso il vecchio comandante jehadi Abdurab Rasoul Sayyaf, che hanno chiesto all'assemblea di prendere provvedimenti nei suoi confronti.

Il presidente dell'assemblea Sibghatullah Mujadadi, anche lui un vecchio comandante jehadi, ha ordinato l'espulsione di Joya dalla sessione, ordinando al personale di sicurezza di portarla via.

Questa donna schietta ha avuto la possibilità di restare soltanto dopo che altre donne sono intervenute chiedendo al presidente di perdonarla.

Comunque Joya, medico, ha rifiutato di chiedere scusa per l'aspro intervento.

Oltre 100 donne fanno parte dei 502 delegati al Consiglio, aperto domenica, per discutere ed adottare la nuova costituzione afghana, due anni dopo il rovesciamento del rigido regime talebano.

Il regime fondamentalista talebano, durante i sei anni di potere, aveva confinato le donne nelle loro case e proibito alle bambine di andare a scuola.

Una critica che viene mossa alla bozza della costituzione, di cui si discute all'assemblea, è di non garantire alle donne sufficienti diritti.

La guerriglia tra i vari gruppi mujaheddin per il potere dal 1992, dopo la ritirata delle truppe sovietiche dall'Afghanistan, ha distrutto la maggior parte del paese, compresa la capitale Kabul.

Le donne valgono la metà degli uomini

Detto da Sighbatullah Majaddedi, presidente della Loya Jirga costituzionale, a proposito dei diritti umani e civili:

«Dobbiamo tutti rispettare il voto. Le donne sono libere di votare per gli uomini. Gli uomini sono liberi di votare per le donne. Non possiamo fare questa separazione … Non cercate di porvi allo stello livello degli uomini. Dio stesso non vi ha concesso gli stessi diritti perché nel suo disegno due donne valgono quanto un uomo»

The New York Times, 16 dicembre 2003
di Amy Waldman