Afghanistan a rischio

International Crisis Group (ICG) - Belgio, 25 giugno 2004

Lo sforzo della coalizione internazionale per debellare i Talebani è stato acclamato inizialmente da un consenso generale, sostenuto dall’approvazione dell’ONU, volto a combattere al-Qaeda e ad aiutare l’Afghanistan nel processo di democratizzazione e di ripresa economica.

L’intento può tuttavia fallire, e la causa potrebbe essere cercata nella cecità della comunità internazionale nel non riconoscere la portata reale della minaccia e quindi nel non dirigere una sufficiente quantità di risorse politiche, militari e finanziarie per far fronte al problema. Bombe e mine sono ancora presenti in grandi quantità su tutto il territorio, causando regolari e frequenti morti. I signori della guerra non sono stati ancora disarmati, e le continue lotte di potere costituiscono un grosso ostacolo per l’autorità nazionale e per la stabilizzazione su lungo termine.

L’Afghanistan occupa il penultimo posto tra le nazioni al mondo nel programma di sviluppo dell’ONU (UNDP). Purtroppo molta parte degli investimenti internazionali viene assorbita nelle lotte interne fra le fazioni armate, e circa la metà dell’economia afghana ruota attorno alle coltivazioni di oppio e al traffico di droga. Il numero di profughi afghani nei paesi confinanti ammonta a circa 2 milioni, mentre l’immigrazione interna conta 30mila persone.

La sicurezza del paese riguarda ogni aspetto, dal processo elettorale alla ricostruzione e ai diritti delle donne, dal traffico di droga al disarmo ed all’estirpazione dei signori della guerra. È molto importante capire che questa situazione non è un semplice risultato della fine del recente conflitto che ha visto la caduta dei Talebani, ma è essa stessa frutto di una guerra molto più estesa ed estenuante che continua ogni giorno contro le fazioni armate ed i rimanenti miliziani talebani.

Scontri recenti avvenuti ad est ed a nord del paese mostrano quanto instabile rimanga la situazione afghana man mano che ci si avvicina alle elezioni di settembre. Perché questo evento possa essere portato a termine, sarà necessario estendere il sistema di sicurezza gestito dalla ISAF (International Security Assistance Force) al di fuori di Kabul, verso quelle zone maggiormente interessate dai conflitti locali, come auspicato dalla NATO l’ottobre scorso, ed autorizzato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Quest’operazione richiederà lo spiegamento di ulteriori 5000 truppe da parte dei vari membri della NATO, cosa che non è ancora stata fatta.

Il summit dei capi di stato aderenti alla NATO, previsto a Istanbul il 28 e 29 giugno, rappresenta una scadenza con forti implicazioni per il futuro dell’Afghanistan. Se non verrà presa una decisione riguardo all’utilizzo di nuove truppe, sarà molto difficile che ciò venga fatto prima delle elezioni, essendo in gioco il processo di disarmo dei militanti locali, e di lotta al traffico di droga, in forte crescita, e probabilmente lo stesso sforzo di ricostruzione dell’intera nazione sarà messo a dura prova.

Per avere maggiori informazioni sulla situazione in Afghanistan potete visitare il sito dell’ICG - Afghanistan a rischio alla pagina: http://www.icg.org.