Uccisi 11 operai cinesi in Afghanistan

New York Times , 11 giugno 2004

di Carlotta Gall

Il massacro di 11 operai cinesi, impegnati nella ricostruzione delle strade, e di una guardia afghana, avvenuto mentre dormivano nelle loro tende, all’alba di giovedì, è il peggiore attacco nei confronti degli stranieri dalla caduta dei Talebani e vanifica gli sforzi degli Stati Uniti diretti a stabilizzare il paese in vista delle elezioni di settembre.

Gli uomini facevano parte di un gruppo di più di 100 fra ingegneri e operai cinesi, arrivati da poco in Afghanistan per lavorare ad un progetto della Banca Mondiale volto a ricostruire una strada che va dal nord di Kabul al confine con il Tagikistan. Alcuni degli uomini assassinati giovedì si trovavano in Afghanistan da solo pochi giorni, ha riportato un’agenzia di stampa cinese.

L’attacco è avvenuto all’una e mezza del mattino a circa 20 miglia a sud di Kunduz, in una zona settentrionale del paese normalmente pacifica, hanno dichiarato degli ufficiali afghani. Un gruppo di 20 uomini armati ha attaccato dalle loro auto gli operai mentre dormivano, secondo quanto riportato dal portavoce del Ministero degli Interni, Lutfullah Mashal.

La guardia afghana e nove cinesi hanno perso la vita immediatamente durante l’attacco. Altri due cinesi sono invece morti più tardi dopo l’arrivo in ospedale. Altri 4 operai cinesi, feriti, sono stati curati nell’ospedale di Kunduz dai membri tedeschi delle forze di pace basate nella città, ha detto il capo della polizia di Kunduz, il generale Abdul Mutalibeg, aggiungendo che una seconda guardia afghana è risultata illesa.

Avvenuto dopo l’omicidio della settimana scorsa dei cinque volontari nell’Afghanistan nord occidentale, l’assalto, attribuito dagli ufficiali afghani ai Talebani, potrebbe indicare che gli uomini armati stanno dirigendo i loro attacchi verso il nord dell’Afghanistan, che è sempre stato relativamente estraneo alla violenza. Il Presidente Hamid Karzai e il generale David Barno, comandante delle forze americane in Afghanistan, hanno recentemente avvisato che gli attacchi nei confronti dei volontari, gli ufficiali del governo e i militari stranieri aumenteranno nei mesi che precedono le elezioni. L’impiego delle truppe americane è stato incrementato ultimamente di 20.000 unità, in parte proprio per aumentare la sicurezza in vista delle elezioni.

Un comandante dell’esercito nel sud dell’Afghanistan, Hajji Mir Wali, sostiene che sia stato il mullah Dadullah, uno dei principali comandanti dei Talebani, ad aver dato l’ordine ai suoi miliziani di attaccare gli operai impegnati nella ricostruzione delle strade. «I suoi ordini sono: primo, uccidere gli ingegneri per fermare la ricostruzione delle strade. Secondo, bruciare le scuole e diffondere dei volantini. Terzo, disseminare delle mine e attaccare gli ufficiali del governo. Quarto, se possibile, attaccare le forze americane,» ha dichiarato Wali, aggiungendo che le informazioni gli erano state riferite da un Talib, presente all’incontro in cui erano stati impartiti.

I Talebani non hanno rivendicato immediatamente la responsabilità dell’attacco, come era successo in altri casi.

Le Nazioni Unite hanno sospeso tutti gli spostamenti del personale da Kunduz e il suo lavoro di registrazione dei voti nella zona, ha detto un portavoce.