Gli Stati Uniti hanno usato gli islamisti per armare i Musulmani in Bosnia

Il rapporto di Srebrenica rivela il ruolo del Pentagono in una guerra sporca

The Guardian, 22 aprile 2002

Richard J. Aldrich

L’inchiesta ufficiale sul massacro del 1995 a Srebrenica, condotta da investigatori olandesi e resa pubblica la settimana scorsa, contiene uno dei più sensazionali rapporti sui servizi di sicurezza occidentali mai pubblicati. Molti ufficiali sono rimasti scioccati dai risultati ottenuti e lo stesso governo olandese si è dimesso. Tra i molti volumi del rapporto, uno è dedicato alle attività clandestine in corso durante la guerra in Bosnia all’inizio degli anni ’90. Per cinque anni il prof. Ceed Wiebes, dell’Università di Amsterdam, ha avuto accesso ai documenti segreti dei servizi segreti olandesi, e ha visitato gli uffici dei servizi segreti delle capitali occidentali, oltre che in Bosnia, per raccogliere informazioni.

I risultati della sua inchiesta sono esposti nel rapporto “I servizi segreti e la guerra in Bosnia dal 1992 al 1995”. Raccoglie documenti rilevanti su operazioni insabbiate, intercettazione di trasmissioni, agenti segreti e scambio di informazioni tra dozzine di agenzie in una delle guerre più sporche che il nuovo ’disordine’ mondiale abbia conosciuto. Ora abbiamo un quadro completo dell’alleanza segreta tra il Pentagono e i gruppi islamisti in Medio Oriente, designati per combattere insieme ai musulmani in Bosnia. Alcuni di questi gruppi sono gli stessi che il Pentagono sta ora combattendo nella “guerra al terrorismo”. Le operazioni del Pentagono in Bosnia hanno tirato il loro “ritorno di fiamma”.

Negli anni ’80 i servizi segreti americani hanno aiutato Saddam Hussein nella sua guerra contro l’Iran e più tardi, negli anni ’90, gli Stati Uniti hanno intrapreso contro di lui una guerra. Sia nella Guerra del Golfo che in Afghanistan, il Pentagono ha contratto debiti verso i gruppi più estremisti e i loro finanziatori in Medio Oriente. Dal 1993 questi gruppi, molti dei quali sostenuti da Iran e Arabia Saudita, erano ansiosi di poter aiutare i musulmani di Bosnia nel conflitto in corso nell’ex-Jugoslavia e di chiedere agli USA di pagare il loro debito. Bill Clinton e il Pentagono, desiderosi di dare l’impressione di pagare i propri debiti, ripagarono con una operazione sullo stile dei Contras in Iran, violando apertamente l’embargo del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite contro tutti i combattenti nella ex-Yugoslavia.

Il risultato è stato l’avvio di una vasta operazione di traffico d’armi attraverso la Croazia, gestito dalle sezioni segrete di USA, Turchia ed Iran, in collaborazione con gruppi radicali islamisti, tra i quali i mujahedin afghani e gli hezbollah dell’Iran. Wiebes rivela inoltre che i servizi segreti britannici, già all’inizio del conflitto in Bosnia erano in possesso di documenti comprovanti un diretto coinvolgimento dell’Iran nel traffico.

Le armi, acquistate da Iran e Turchia grazie all’appoggio finanziario dell’Arabia Saudita, viaggiavano di nascosto durante la notte dal Medio Oriente. In un primo momento furono caricate su voli della Iran Air, poi, siccome il volume aumentava, furono usati i C-130. Il documento sottolinea il fatto che gli Stati Uniti erano direttamente coinvolti nel trasporto aereo. Durante i viaggi venivano trasportati anche combattenti mujahedin, utilizzati in operazioni particolarmente rischiose.

Le armi leggere sono la moneta di scambio usata dai servizi segreti per influenzare pesantemente l’andamento di un conflitto. Il flusso di armi verso la Croazia fu enorme, in parte anche a causa di una esorbitante ’tassa di transito’ applicata dalla Croazia. Dal 20% al 50% degli armamenti erano trattenuti dalle forze armate croate. Il rapporto sottolinea che l’intero traffico era illegale. Gli stessi croati hanno ottenuto inoltre ingenti quantità di armi da Germania, Belgio e Argentina, violando l’embargo sul commercio d’armi imposto dall’ONU. I servizi segreti tedeschi ne erano al corrente.

Più che la CIA, dietro a tutte le operazioni c’ i servizi segreti interni al Pentagono. Per quanto riguarda le operazioni di intelligence, la UNPROFOR, l’organismo di protezione delle Nazioni Unite, dipendeva completamente dalle nazioni che forniscono mezzi militari e uomini, ma soprattutto dipendeva dalle sofisticate tecniche di monitoraggio in possesso degli Stati Uniti per controllare che l’embargo venisse rispettato. Il Pentagono ha approfittato di questa situazione per manipolare l’embargo a proprio piacimento: assicurandosi il controllo delle zone critiche con i loro velivoli Awacs, potevano chiudere un occhio durante la notte per permettere l’andirivieni delle armi a Tuzla.

L’ingresso di armi, durante la primavera del 1995, doveva essere scoperto appena due settimane dopo, nella zona assediata e demilitarizzata di Srebrenica. Quando i mezzi di trasporto furono notati, gli Stati Uniti esercitarono forti pressioni sull’UNPROFOR per far riscrivere i rapporti, e quando gli ufficiali norvegesi espressero proteste riguardo ai voli, furono minacciati e messi a tacere.

Sia la CIA che il SIS britannico, che, rispetto al Pentagono, avevano una prospettiva più ampia e sofisticata del conflitto, insisterono piuttosto sulla prudenza, visto che nessuno aveva le mani pulite. James Woolsey, direttore della CIA fino al maggio del 1995, si è trovato sempre più spesso in contrasto con la Casa Bianca e con Clinton per la sua riluttanza a voler stringere accordi con gli islamisti. I sentimenti erano reciproci. Nella primavera del 1995, quando la CIA inviò il suo primo capo sezione a Sarajevo per avviare trattative con le autorità bosniache, i Bosniaci fecero la soffiata ai servizi segreti iraniani. La CIA apprese che gli Iraniani avevano deciso di toglierlo di mezzo.

In Bosnia sono stati anche identificati campi di addestramento gestiti da veterani iraniani e afghani. Negli accordi di Dayton, stipulati nel Novembre del 1995, si dichiarava che tutte le forze straniere avrebbero dovuto essere ritirate, nel tentativo di ripulire la Bosnia dai campi di addestramento iraniani. In seguito i maggiori oppositori della CIA in Bosnia divennero i mujahedin e gli stessi addestratori iraniani, che il Pentagono stesso aveva arruolato mesi prima.

Nello stesso periodo, i servizi segreti in Ucraina, Grecia ed Israele erano intenti ad armare i serbi in Bosnia. Mossad fu particolarmente attivo e concluse un accordo con i Serbi di Bosnia a Pale, In cambio di un sostanziale rifornimento di munizioni per artiglieria e bombe ottenne che gli ebrei potessero lasciare indenni Sarajevo sotto assedio. Chi era rimasto fu in seguito piuttosto perplesso nello scoprire che i mortai inesplosi caduti su Sarajevo portavano il marchio di Israele.

La lezione lasciata dal rapporto su Srebrenica è evidente. Coloro che ebbero la possibilità di impiegare i servizi segreti, sia gli Stati Uniti che i loro nemici, i Serbo-Bosniaci, ebbero anche la possibilità di fare il proprio gioco. Al contrario, l’ONU e il governo olandese furono “privati dei mezzi e della facoltà di poter ottenere informazioni” su Srebrenica, andando alla cieca e contribuendo allo svolgimento di tali terribili eventi.

Le tecniche utilizzate dai servizi segreti possono essere cruciali per concludere un conflitto in maniera vittoriosa, ma a volte non vengono applicate correttamente. Una questione fondamentale e pressante è come l’ONU possa creare una efficente rete di informazione nel contesto delle operazioni internazionali di pace. Eliminare le armi leggere in un conflitto può essere determinante per porvi fine. Ma i servizi segreti di alcuni stati, come Israele e l’Iran, continuano ad essere la fonte principale del traffico illecito, alimentando conflitti già dolorosi.

- Richard J Aldrich è docente di politica all’Università di Nottingham. Il suo libro: ’The Hidden Hand: Britain, America and Cold War Secret Intelligence’ sarà pubblicato in Agosto da John Murray.

richard.aldrich@nottingham.ac.uk