L'Afghanistan è stato tradito ben bene

The Herald (Glasgow), 26 febbraio 2003

di David Hayman, capo delle operazioni, Spirit Aid, 45 King Street, Glasgow

Sono appena tornato dall'ultima nazione contro la quale siamo entrati in guerra appena 16 mesi fa, l'Afghanistan. Ho passato lì un mesi a portare assistenza sanitaria a 13 villaggi di montagna, complesso conosciuto come Sheik-Jalaal. Su una popolazione di 5000 persone, la metà erano bambini e stavano morendo, di tubercolosi, difterite, malaria, pertosse, gastroenterite, e infezioni urinarie. Non vedevano un dottore da 24 anni! Ho organizzato e pagato per squadre di medici, infermiere e autisti. Ho comprato migliaia di sterline di medicinali, e la Halo Trust (l'organizzazione per lo sminamento del territorio) mi ha prestato due ambulanze e due Land Rovers.

Alla fine della giornata, nonostante questo, non ero riuscito a fare altro che mettere dei cerotti sulle ferite di quel paese devastata e dimenticata. Non era questo il paese a cui Tony Blair e George Bush avevano promesso, nello stesso momento in cui dichiaravano guerra, che il popolo dell'Afghanistan non sarebbe stato dimenticato? Bene, dopo due viaggi in Afghanistan, posso affermare che non solo è stato dimenticato, ma anche tradito. Il paese è in ginocchio: strade, ponti, tunnel, scuole, case, ospedali, fattorie, tutto ridotto a macerie e polvere. È uno dei paesi maggiormente inquinati dalle mine antiuomo. Solamente il 5% della popolazione rurale ha accesso all'acqua potabile, il 17% ai servizi medici, il 13% all'educazione, il 25% dei bambini muore prima dei cinque anni. L'aspettativa di vita è di 43 anni. Una stima parla di tre milioni di persone rifugiati nei campi profughi in Iran ed in Pakistan, senza contare i profughi interni al paese. L'Afghanistan è in uno stato terrificante e se qualcuno mi parla dei milioni di dollari in aiuti al paese, sarò grato di portarlo in Afghanistan e mostrare la brutale verità. La popolazione sta morendo! E noi chiudiamo gli occhi.

La popolazione sta morendo e noi intraprendiamo un'altra guerra contro un'altra nazione che non ci ha né bombardato né attaccato. Come possiamo ancora una volta stare a guardare il nascere di un altro, inevitabile disastro umanitario, quando le prove della minaccia di Saddam Hussein verso di noi non sono ancora state accertate? Sicuramente, all'inizio del ventunesimo secolo, ci saremo evoluti al punto da ridurre un'intera nazione e il suo popolo in polvere, con la più superficiale delle scuse. La guerra è il fallimento della politica! La guerra è il fallimento della diplomazia! È la mancanza di saggezza e comprensione. Le crisi umanitarie, la disperazione dei bambini, il tradimento di un popolo di cui io sono stato testimone in Afghanistan, non devono essere ripetute. Non nel nostro nome, signor Blair.