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L'apatia delle donne afghane dopo i talebani

Gulf News, 23 settembre 2003

Linda S. Heard

Nel corso di un messaggio radiofonico alla Nazione lo scorso 17 novembre 2001, la first lady Laura Bush ha espresso empatia per la condizione delle donne afghane, che si battono per la libertà sotto il guanto di ferro dei talebani, ed ha auspicato un lontano roseo futuro.

«Grazie ai nostri recenti successi militari in Afghanistan, le donne non sono più prigioniere nelle loro case. Possono ascoltare musica ed insegnare alle loro figlie, senza timore di essere punite» ha detto, aggiungendo: «la guerra contro il terrorismo è anche una guerra per i diritti e la dignità delle donne».

Neanche due giorni dopo, Cherie Blair, come se si fosse svegliata all'improvviso, ha fatto eco ai sentimenti di Laura Bush nel solito originale, orchestrato stile politico.

«In Afghanistan, se porti lo smalto alle unghie, rischi che le unghie ti vengano strappate via», dice cupo l'avvocato dei diritti umani, arrivando a sottolineare che è il burqa, oltre ogni cosa, a simboleggiare l'oppressione delle donne.

«Le donne in Afghanistan, come in ogni altro Paese, hanno diritto alle stesse speranze ed aspirazioni che abbiamo noi e le nostre figlie: per una buona istruzione, per un lavoro fuori casa, qualora ne desiderino uno; il diritto all'assistenza sanitaria e, naturalmente, ancora più importante, il diritto che le loro voci vengano ascoltate», ha dichiarato Blair con giustificata passione.

Nessuno può obiettare a queste due donne influenti di aver espresso nobili sentimenti, ma dove sono le voci delle signora Bush e della signora Blair ora, stranamente silenziose durante gli ultimi 22 mesi?

Forse credono che la donna afghana media, dietro le rosee speranze del governo di Karzai, controllato dagli Stati Uniti, faccia acquisti in centri commerciali climatizzati, sfoggiando capigliature fresche di salone e artigli laccati fucsia, dopo aver depositato i figli all'asilo locale.

Forse questi membri privilegiati del "Club delle prime mogli" credono che gli uffici di avvocati, commercialisti ed architetti afghani brulichino di neo assunte, che cure mediche d'avanguardia siano alla portata di tutti e che persino Hamid Karzai sia circondato da una corte di consiglieri donne? Difficile! La realtà è ben diversa, e queste mogli e madri ambiziose ne sono senza dubbio ben consapevoli.

Lasciamo che le donne entrino al governo. Sima Samar, una delle due donne al Gabinetto dopo la caduta dei talebani fu accusata di blasfemia e cacciata dal suo ufficio prima che avesse avuto il tempo di comprare un fermacarte per la sua scrivania.

A proposito del burqa, una portavoce dell'Associazione Rivoluzionaria delle Donne d'Afghanistan (RAWA) ha riferito recentemente allo scrittore e sceneggiatore John Pilger: «Durante il regime talebano vivevamo in un cimitero, ma eravamo al sicuro. Le leggi possono essere cambiate, ma difficilmente le donne lasciano le loro case senza la protezione del burqa.

Assistenza sanitaria? Secondo l'UNICEF milioni di donne e bambini afghani continuano ad affrontare basilari problemi di salute e nutrizione, e il tasso di mortalità infantile è tra i più alti al mondo. Un bambino su quattro non raggiunge i cinque anni di età.

Cosa dire della sicurezza personale? Un rapporto dell'Osservatorio per i Diritti Umani (HRW), pubblicato lo scorso luglio, avverte che la violenza, l'intimidazione politica e gli attacchi alle donne e alle bambine sono in continuo aumento.

«Violazioni dei diritti umani vengono commesse da terroristi e signori della guerra, messi al potere dagli Stati Uniti e dai loro alleati dopo la caduta dei talebani nel 2001» ha dichiarato Brad Adams, direttore esecutivo della sezione per l'Asia dell'Osservatorio per i Diritti Umani.

Il rapporto, dal titolo "Killing you is a very easy thing for us", documenta come i membri dell'esercito e la polizia abbiano rapito civili e li abbiano tenuti prigionieri a scopo di estorsione in prigioni non ufficiali, abbiano saccheggiato case private e spesso violentato i loro occupanti.

In molti posti «l'atmosfera di violenza, insieme con il crescente fondamentalismo religioso in alcune parti del Paese, sta mettendo in pericolo il più importante dei diritti umani dalla caduta dei talebani, la capacità delle bambine di tornare a scuola», afferma il rapporto.

Nella provincia di Herat, sotto il controllo del signore della guerra Ismail Khan, le donne non possono neanche accompagnare i figli maschi a scuola, essendo loro proibito guidare. Se trovate a viaggiare con un uomo che non sia un parente, possono addirittura essere arrestate e sottoposte all'umiliante "esame di castità"

Un'organizzazione di donne a New York, "Donne per le donne afghane", lo scorso 19 settembre annunciò che «gli Stati Uniti e la comunità internazionale non hanno mantenuto le promesse fatte alle donne afghane. Gli Afghani assistono oggi ad una violenza, come non se ne era vista dalla caduta dei talebani, soprattutto nel sud del Paese».

Il gruppo, che comprende Afghane e non, afferma che soltanto l'uno per cento degli aiuti recentemente richiesti dal presidente americano per la ricostruzione in Afghanistan e in Iraq verranno utilizzati a favore del popolo afghano.

Nel frattempo, il presidente afghano Hamid Karzai è ancora una volta sul punto di far tintillare il cappello a Washington davanti ai promotori ed agitatori, mentre, secondo Phil Reeves, inviato a Kabul, «l'elite afghana si appropria delle terre per costruire le ville mentre i poveri perdono le loro case».

«Gli sforzi per la ricostruzione internazionale procedono a passo di lumaca nella maggior parte della campagna, mentre progressi regolari vengono fatti per costuire case principesche nei quartieri più prestigiosi della capitale», dice Reeves.

«La questione è imbarazzante per il governo di transizione di Hamid Karzai e per il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti, che sono entusiasti nel dichiarare l'Afghanistan un successo, soprattutto dopo il disastro in Iraq».

Anche più che imbarazzo provoca a Karzai e Bush la continua sparizione del nemico pubblico numero uno Osama bin Laden e il fatto che i talebani si siano riorganizzati al punto da essere al sicuro a Barmal, a 220 chilometri a sud della capitale.

Con audacità senza precedenti Mullah Mohammed Omar - visto sparire al tramonto a bordo di una motocicletta - ha ora pubblicamente comunicato di essersi incontrato con altri comandanti talebani per portare avanti la loro campagna contro l'esercito americano.

Ora, se Laura e Cherie volessero invalidare le accuse che i loro bei discorsi siano infarciti di espedienti politici piuttosto che di genuino interesse, potrebbero prendere in considerazione il rinnovo dei loro rispettivi impegni per le donne afghane, in un momento in cui, offuscatosi l'interesse internazionale, il loro supporto è paticolarmente necessario.

La prossima volta che questo intimo quartetto si ritroverà al ranch a sbocconcellare hamburger, sarebbe il caso che Laura Bush ricordasse a suo marito di aver dichiarato, lo scorso dicembre 2001, che gli Stati Uniti avrebbero lavorato duro per portare alle donne afghane « speranza ed aiuto». Lo stesso vale per la signora Blair, il cui marito promise: «non passeremo oltre...»

L'autrice, esperta di questioni medio-orientali, può essere contattata al seguente indirizzo elettronico: lheard@gulfnews.com