Esplosione uccide due donne afghane sull’autobus per le elezioni

The New York Times, 27 giugno 2004

di Carlotta Gall

Due donne afghane sono rimaste uccise, e almeno altre 11 persone ferite, quando sabato mattina una bomba è esplosa su un autobus che trasportava lavoratrici addette agli uffici elettorali nella città di Jalalabad, nell’est del paese. Tra i feriti anche una bambina di 5 anni.

In Afghanistan questo è stato finora il più grave attacco ai danni di quelle persone che lavorano che hanno il compito di registrare milioni di persone in tutto lo stato in vista delle elezioni di settembre.

Un portavoce dei Talebani ha immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco con una telefonata ai giornalisti, dicendo che i Talebani avevano avvertito la popolazione a non prendere parte alle elezioni, il cui scopo sarebbe quello di rinforzare il controllo degli Stati Uniti sul governo afghano.

Secondo quanto riportato dal governatore della provincia, Dr. Asef, la bomba era stata nascosta all’interno del minibus e potrebbe essere stata innescata dal conducente stesso, che aveva parcheggiato il veicolo all’esterno di un’installazione militare pochi secondi prima dell’esplosione. I soldati afghani hanno provveduto immediatamente a circondare la zona con cordoni di protezione e ad arrestare il conducente del mezzo.

Le donne presenti all’interno dell’autobus erano ufficiali addette al processo di registrazione dei votanti, impegnate in un viaggio verso un distretto a sud di Jalalabad, Rodat, per registrare le donne che avrebbero dovuto votare. Vi era almeno un bambino con loro, una ragazzina di 5 anni, le cui condizioni sabato pomeriggio erano ancora critiche. I medici hanno dovuto trasferirla presso la base militare statunitense situata nella città di Bagram.

Il Dr. Baz Muhammad Sherzad, il direttore dell’ospedale cittadino di Jalalabad, in visita al sito in cui era avvenuta l’esplosione, afferma che le due donne sono morirono al momento della deflagrazione nel retro dell’autobus. Tre donne ferite versavano in serie condizioni, compresa la bambina. Le autorità non sono state ancora in grado di determinare chi fosse la madre. Una donna ha dovuto subire un’amputazione, aggiunge il Dr. Sherzad.

L’Onu, che sta collaborando al processo di registrazione insieme ad associazioni afghane, aveva diffuso la notizia che due donne erano rimaste uccise e tredici ferite, tra cui due bambini.

L’episodio è un grave colpo al processo elettorale, quest’ultimo voluto dal Presidente Hamid Karzai e dallo stato maggiore statunitense entro quest’anno, poichè il suo mandato di amministrazione temporanea sta per scadere.

Subito dopo l’attacco sono stati annullati tutti gli spostamenti dei gruppi composti da donne, nelle regioni ad est, sud-est e nel sud del paese, le più pericolose dal punto di vista della sicurezza, come riportato da un portavoce dell’ONU, Manoel del Almeida e Silva.

Egli afferma che: «Egrave; una questione molto, molto delicata. Non c’è dubbio che sia stato un attacco voluto per frenare il processo elettorale». E ribadisce la volontà di proseguire la registrazione degli elettori.

Ma se i Talebani o altri militanti dovessero continuare i loro attacchi contro ufficiali governativi, lavoratori internazionali, e lavoratori per le elezioni, insieme a sporadici conflitti causati da fazioni armate nel nord dell’Afghanistan, sembra più probabile che queste elezioni avranno un vero e proprio effetto distruttivo.

La violenza e il numero di attacchi sembrano aumentare con lo stesso ritmo con cui crescono i preparativi. Gli ufficiali addetti alle elezioni credono che le tensioni aumenteranno all’ avvicinarsi del momento di votare, soprattutto perché si svolgeranno contemporaneamente sia le elezioni presidenziali che quelle per costituire il nuovo parlamento afghano.